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Lifestyle 2 min di lettura42 min fa

Barbara Barrie è morta a 95 anni: suicidio assistito

L’attrice viveva a Manhattan ed era impegnata nella sensibilizzazione sui tumori del retto e del colon

Barbara Barrie è morta a 95 anni nella sua abitazione di Manhattan dopo aver scelto il suicidio medicalmente assistito a seguito di una diagnosi di cancro terminale.

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L’impegno contro il tumore

Dopo la prima diagnosi, ricevuta nel 1994, l’attrice si dedicò alla sensibilizzazione sui tumori del retto e del colon. Da questa esperienza nacquero anche due libri: «Second Act», pubblicato nel 1997, e «Don’t Die of Embarrassment», uscito nel 1999.

In un’intervista spiegò di voler trasformare la propria vicenda in un messaggio pubblico: «Penso che se riesco a far girare la voce su questa cosa, questa sarà la mia eredità». Barrie sosteneva inoltre l’introduzione di una legge sul fine vita nello Stato di New York.


Cinema, televisione e teatro

Nata a Chicago nel 1931 con il nome di Barbara Berman, aveva studiato giornalismo prima di orientarsi verso la recitazione. Il debutto cinematografico arrivò nel 1956, mentre negli anni successivi si fece conoscere soprattutto in televisione, con partecipazioni a «I difensori», «Route 66», «La città in controluce», «Dottor Kildare», «Ai confini della realtà», «L’ora di Hitchcock» e «Il fuggiasco».

Nel 1964 sposò Jay Harnick, attore, regista e produttore. La coppia ebbe due figli, Jane e Aaron. Nello stesso anno Barrie interpretò «One Potato, Two Potato», film incentrato su una relazione interrazziale: per quel ruolo ottenne il premio come miglior attrice al Festival di Cannes.

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I ruoli più noti

Nel 1970 arrivò a Broadway con «Company», dove vestì i panni di Sarah e ricevette una candidatura ai Tony Award. Il riconoscimento più importante della sua carriera cinematografica giunse invece nel 1979 grazie a «Allontanarsi d’inizio».

Nel film interpretava Evelyn Stohler, la madre del protagonista, con un personaggio segnato da comprensione e ironia. La prova le procurò una candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista e, in seguito, anche una nomination agli Emmy per la versione televisiva della stessa storia.


La malattia in famiglia

Barrie aveva scoperto di avere una predisposizione familiare alla malattia soltanto dopo la diagnosi. «I miei cugini mi telefonarono e mi dissero: “Non sapevi che questa è una malattia che si tramanda nella nostra famiglia da tre generazioni?”. No, non sapevo che fosse presente nella nostra famiglia perché a quei tempi non si pronunciava la parola retto, o cancro», raccontò nel 1997.

La scelta del suicidio medicalmente assistito è arrivata dopo la nuova diagnosi di tumore in fase terminale. L’attrice aveva costruito una carriera tra palcoscenico, cinema e televisione, dopo aver raccontato di essersi avvicinata alla recitazione proprio per la natura creativa di quel lavoro.

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