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Lifestyle 3 min di lettura3 ore fa

Bambine, il complimento che manca: non solo «Come sei bella

Dove e Parole O_stili invitano gli adulti a usare parole capaci di riconoscere talenti, impegno e personalità, oltre all’aspetto fisico.

Il 73% delle ragazze in Italia vorrebbe essere valutato per ciò che fa e non per il proprio aspetto. È da questo dato che prende slancio #ChangeTheCompliment, iniziativa promossa da Dove insieme a Parole O_stili in occasione della Giornata internazionale delle bambine, con l’obiettivo di modificare il modo in cui gli adulti si rivolgono alle più giovani.


L’autostima passa anche dalle parole

A una bambina capita spesso di sentirsi dire «Come sei bella» o «Chi è la principessa di nonna?». Espressioni affettuose, ma che rischiano di concentrare l’attenzione quasi esclusivamente sul corpo e sull’immagine. Ai bambini, invece, vengono riconosciute più di frequente qualità come forza, intelligenza e bravura.

Il progetto non propone di eliminare i complimenti legati all’aspetto, bensì di affiancarli a un vocabolario più ampio. L’invito rivolto a genitori, familiari ed educatori è quello di dare spazio anche a creatività, impegno, precisione, capacità e personalità, così da contribuire alla costruzione di una percezione di sé meno dipendente dall’apparenza.


Un linguaggio diverso per crescere

Secondo Rosy Russo, presidente di Parole O_stili, «l’obiettivo è quello di lavorare su un vocabolario nuovo che valorizzi le bambine per quello che sono e non per il corpo che hanno». La questione, ha spiegato, riguarda un meccanismo culturale radicato: spesso non ci accorgiamo delle differenze tra le parole rivolte alle bambine e quelle usate con i bambini.

Un complimento può quindi spostare l’attenzione dall’immagine all’azione. Dire, per esempio, che una bambina è stata precisa nel truccarsi significa riconoscerne l’abilità e il risultato, invece di limitarsi a giudicarne l’aspetto. Anche l’ambiente scolastico tende più facilmente a valorizzare intelligenza e capacità, mentre i giudizi sul fisico possono lasciare tracce durature e alimentare il bisogno di dimostrare agli altri il proprio valore.

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Il peso dei modelli estetici

I dati citati nell’ambito dell’iniziativa indicano che il 75% delle ragazze e delle donne ha una bassa autostima. A incidere contribuiscono anche i social e la crescente pressione verso una cura del corpo portata all’eccesso, un fenomeno che ha sollevato l’attenzione di pediatri, dermatologi e psicologi.

Tra i casi più discussi ci sono i cosiddetti «bambini Sephora», minori di 12 anni attratti da prodotti cosmetici pensati per adulti e spesso non adatti alla loro pelle. La fissazione per una cute perfetta e per routine di bellezza sempre più elaborate viene indicata anche con il termine cosmeticorexia e ha spinto il settore della cosmesi a interrogarsi sui propri messaggi e sui destinatari delle campagne.


Anche il confronto può diventare un problema

Paragonarsi alle coetanee è un comportamento comune, ma può trasformarsi in una fonte di disagio quando l’aspetto fisico diventa il principale criterio di giudizio. Per questo, secondo Russo, la consapevolezza degli adulti è il punto di partenza per interrompere il meccanismo e proporre riferimenti più equilibrati.

L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato da Dove da circa vent’anni per mettere in discussione i modelli tradizionali di bellezza e favorire un rapporto più positivo con il corpo. In parallelo, nel dibattito pubblico si discute anche di possibili limiti anagrafici per l’acquisto di cosmetici da parte dei minori: tra le ipotesi, la richiesta di un documento d’identità nei negozi, sul modello delle regole previste per sigarette e alcolici.

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