Aurora e la prof tolta: il caso che riapre il nodo della continuità
La madre della 17enne di Scandiano racconta il passo indietro dopo i progressi ottenuti con l’insegnante di sostegno e chiede che la scuola consideri davvero la fragilità della figlia.
Per Aurora, tornare in classe era già sembrato un traguardo enorme. Ora quel percorso rischia di fermarsi di nuovo proprio nel momento in cui la ragazza aveva iniziato a fidarsi della sua insegnante di sostegno e a reggere meglio le lezioni.
Roberta Buffagni, sua madre, contesta la mancata conferma della docente e mette al centro una domanda semplice: come si concilia questo stop con il principio di continuità didattica richiamato dal ministro Valditara per gli studenti con disabilità?
Il rapporto che aveva fatto la differenza
Aurora ha 17 anni, vive a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, ed è certificata ai sensi della Legge 104. La sua è una forma grave di ritiro sociale con fobie sociali: esce raramente di casa e, dalla seconda media, ha progressivamente tagliato i contatti con i coetanei.
Dopo due anni scolastici persi, lo scorso anno aveva ripreso a seguire le lezioni da casa nell’Istituto professionale per i servizi socio-sanitari Galvani-Iodi di Reggio Emilia. Con Luigia Ambrosino, insegnante di sostegno, il percorso aveva cominciato a funzionare: si partiva da un’ora, poi si è arrivati gradualmente a tutte le lezioni in DAD.
La madre racconta che la docente non la forzava, la ascoltava e la aspettava. Proprio quella pazienza aveva permesso ad Aurora di sentirsi più tranquilla, tanto da alzarsi con entusiasmo e attendere le lezioni senza essere svegliata.
La conferma saltata a settembre
Il cambio di scenario è arrivato il 7 settembre, quando la dirigente scolastica ha avvisato la famiglia che Ambrosino non sarebbe stata assegnata ad Aurora. La richiesta di continuità didattica, presentata perché indicata anche nel Piano Educativo Individualizzato e ritenuta essenziale dalla psicologa che segue la ragazza, non è andata a buon fine: la docente, essendo precaria, è stata destinata a un altro istituto.
Al suo posto sono arrivate due nuove insegnanti. Per la madre, quel passaggio ha avuto un peso immediato sul benessere della figlia: dopo la comunicazione sono tornati gli incubi, l’ansia, la sensazione di costrizione alla gola e uno stress molto forte.
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Roberta Buffagni dice di aver scritto all’Ufficio scolastico regionale e di essere sostenuta anche da Hikikomori Italia Genitori ETS. Precisa però che la sua protesta non è contro la preside né contro le nuove docenti, ma contro un meccanismo che, nel caso di Aurora, rischia di non tenere abbastanza conto della fragilità della ragazza.
Ricominciare da capo non è semplice
Per una studentessa hikikomori, spiega la madre, ogni nuovo insegnante significa ripartire quasi da zero. Prima di aprirsi serve tempo, perché la fiducia non è immediata e va costruita passo dopo passo.
La preoccupazione, adesso, è anche per il futuro: se Aurora riuscisse a creare un nuovo legame e l’anno prossimo si ritrovasse ancora con un’altra docente, tutto potrebbe tornare al punto di partenza.
Al momento la ragazza non frequenta le lezioni. Ha preso atto della situazione e sta parlando con psicologa ed educatrice; la famiglia sta provando a organizzare un primo incontro online con le nuove insegnanti, con gradualità e in un contesto protetto.
Un percorso fragile ma già vivo
La storia di Aurora, racconta la madre, non parla solo di burocrazia. Parla di una ragazza che ha scritto il suo primo testo per il concorso “Adotta l’Orso”, grazie anche all’aiuto dell’insegnante, e che poi ha vinto. Per la premiazione al Salone del Libro di Torino ha incontrato di persona Luigia Ambrosino per la prima volta, dopo mesi di lezioni davanti allo schermo.
Quel momento, inizialmente imbarazzante, si è trasformato in due giornate serene e ha consolidato un legame già molto forte. Ed è proprio su quel risultato che la famiglia insiste: per studenti come Aurora, la scuola non è soltanto un adempimento, ma uno dei pochi collegamenti ancora aperti con il mondo esterno.
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