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Lifestyle 1 min di lettura23 set

Artisti e politica: perché il silenzio oggi non basta più

Tra Gaza, Ucraina e le polemiche su Ed Sheeran, il tema torna al centro: per Tilda Swinton l’arte deve esporsi, perché solo così può favorire dialogo e responsabilità.

La polemica non riguarda più soltanto chi parla, ma anche chi sceglie di tacere. Nel mondo dello spettacolo, infatti, la richiesta di prendere posizione si è fatta sempre più forte quando il conflitto entra nella quotidianità di tutti, da Gaza all’Ucraina.


Ed Sheeran finisce nel mirino

A riaccendere il confronto è stato Ed Sheeran, travolto dalle critiche dopo aver escluso Macklemore dal tour in seguito all’urlo «Palestina libera». La tensione si è attenuata solo in parte quando il cantante, da Filadelfia, ha chiarito il suo orientamento sulla crisi tra Israele e Palestina.


Tilda Swinton chiede presenza e coraggio

Più netta la posizione di Tilda Swinton, che lega il ruolo dell’arte alla partecipazione al dibattito pubblico. «Io penso che non ci sia un momento più importante di questo affinché l’arte prenda parte al dibattito. Occorre esporsi, essere vulnerabili, essere autentici. L’arte è un invito a mettersi nei panni dell’altro», ha spiegato.

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L’attrice ha poi insistito sull’idea che il rapporto tra chi crea e chi guarda sia un patto essenziale, e che senza questo scambio prevalgano distrazione e frattura. Il suo ragionamento arriva fino alla necessità di difendere cooperazione, confronto e capacità di non distogliere lo sguardo.


Il vero nodo è il dialogo

Il punto, alla fine, non è soltanto quanto debba esporsi un artista, ma se oggi sia possibile restare neutrali di fronte a guerre, ingiustizie e tensioni internazionali. È qui che si colloca la riflessione più ampia: costruire ponti attraverso arte, informazione e responsabilità individuale.

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