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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Anziani soli, a Firenze una rete arriva nelle case

In Italia 4,6 milioni di over 65 vivono soli; la stima sale a 6,5 milioni entro il 2050.

A Firenze un progetto collega cento persone con più di 65 anni a servizi, operatori e occasioni di socialità, senza imporre il trasferimento in una struttura.

La crescita della popolazione anziana rende necessario intervenire prima della perdita dell’autosufficienza. Nel 2024, in Italia, 9,7 milioni di persone abitavano da sole e 4,6 milioni avevano almeno 65 anni. Secondo le stime dell’Istat, gli ultra65enni soli potrebbero arrivare a circa 6,5 milioni nel 2050.

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Quando la solitudine diventa un rischio

Abitare senza conviventi non significa automaticamente essere isolati. Tra gli over 75 che vivono soli, il 92,8% dichiara di poter contare sui familiari, il 58,9% sugli amici e il 69,2% sui vicini di casa.

Le reti personali, però, possono indebolirsi con il passare del tempo. Spostarsi diventa più difficile, i rapporti si fanno meno frequenti e partecipare alle attività fuori dall’abitazione può richiedere un sostegno aggiuntivo. Nel biennio 2023-2024 viveva solo il 23,3% delle persone tra 65 e 74 anni; la quota raggiungeva il 39,7% oltre i 75 anni e arrivava al 50,4% tra le donne con almeno 75 anni.

L’isolamento è collegato a depressione, disturbi del sonno, malattie cardiovascolari e declino delle capacità cognitive. Un’analisi pubblicata nel 2025, basata sui dati di oltre 600mila persone appartenenti a 21 studi longitudinali, ha associato la solitudine a un aumento del 31% del rischio di demenza, oltre che a una maggiore probabilità di Alzheimer, demenza vascolare e deterioramento cognitivo. Il dato non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto, ma conferma il peso delle relazioni nell’invecchiamento in buona salute.


Una rete fuori dalle strutture

Anna Maria Gentile, cofondatrice e direttrice generale di Yourease, società tecnologica italiana nata nel 2024, sostiene che l’offerta abitativa e i servizi non stiano tenendo il passo con il cambiamento demografico. «Dobbiamo investire nell’età dell’autonomia, quando le persone possono ancora scegliere come vivere», ha spiegato.

Il modello proposto punta a sostenere chi vuole restare nella propria abitazione, ma potrebbe avere bisogno di maggiore sicurezza, aiuti pratici o occasioni di incontro. «Per far parte di una comunità non è necessario vivere tutti sotto lo stesso tetto», ha aggiunto Gentile, descrivendo una rete distribuita sul territorio e non concentrata in un’unica residenza.

La formula si distingue dall’assistenza domiciliare tradizionale perché non si limita alle necessità di cura. Comprende anche attività sociali, iniziative per il benessere, strumenti di sicurezza e collegamenti con i servizi locali. Secondo Gentile, il problema non è soltanto mettere a disposizione le risorse, ma farle funzionare in modo coordinato e facilmente accessibile.

La necessità di anticipare gli interventi è legata anche alla difficoltà crescente nel reperire personale assistenziale. L’obiettivo indicato da Yourease è mantenere più a lungo l’autonomia, ridurre il rischio di isolamento e organizzare una risposta sostenibile prima che compaiano bisogni complessi.

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Il progetto avviato a Firenze

L’iniziativa fiorentina è promossa dal Comune e da ASP Montedomini. Vi partecipano cento persone con più di 65 anni: alcune vivono nei 15 appartamenti protetti del Villaggio Montedomini, altre abitano in normali case distribuite in città.

Yourease mette in collegamento residenti, operatori e servizi attraverso una piattaforma dedicata. Il progetto comprende 106 dispositivi Echo Show 8 con Alexa Smart Properties, sistemi domotici installati negli appartamenti protetti e dispositivi indossabili destinati a segnalare eventuali cadute.

L’interazione è stata progettata anche per chi ha poca dimestichezza con applicazioni e telefoni intelligenti. Tramite la voce si possono chiedere informazioni o assistenza, ricevere promemoria, conoscere le attività disponibili e comunicare con gli operatori. Nei 15 alloggi protetti, i sensori possono rilevare situazioni come una perdita d’acqua; i dati confluiscono poi nell’unico sistema usato dagli addetti.

«La tecnologia non richiede alle persone anziane di cambiare le proprie abitudini per poter essere utilizzata ma si adatta alle loro esigenze, non il contrario», ha sottolineato Gentile. L’integrazione tra gli strumenti dovrebbe sostenere chi vive in autonomia e, nello stesso tempo, rendere più semplice il lavoro di chi offre assistenza.


Dai quadri alle attività condivise

Nel progetto, la tecnologia non viene usata soltanto per gestire emergenze. Ferdinando, 70 anni, vive a Firenze e dipinge nel tempo libero. Dopo che un’assistente sociale ha visto i suoi lavori, è stata organizzata una piccola esposizione durante una delle attività dedicate ai partecipanti.

Le opere sono state fotografate e caricate sulla piattaforma del gruppo. Da quel momento, i dipinti hanno iniziato a comparire sugli schermi Alexa nelle abitazioni degli altri anziani coinvolti, compresa quella di Ferdinando. Una passione coltivata in casa è diventata così un contenuto condiviso anche dopo la chiusura della mostra.

L’esempio mostra l’estensione del progetto oltre la sicurezza domestica. «Invecchiare bene significa anche coltivare interessi, sentirsi riconosciuti e partecipare alla vita della propria comunità», ha osservato Gentile.

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