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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Animali, l’errore che può costare caro: «Non sono esseri umani

Per la Giornata mondiale degli animali, Enrico Alleva spiega come rispettare le differenze tra specie domestiche, selvatiche ed esotiche.

Cani, gatti e animali selvatici non hanno le stesse esigenze, ma spesso vengono interpretati attraverso un unico filtro: quello umano. Secondo l’etologo Enrico Alleva, proprio questa lettura antropocentrica può compromettere il loro benessere e alterare gli equilibri naturali. La Giornata mondiale degli animali, celebrata il 4 ottobre, diventa così l’occasione per riflettere su una convivenza più consapevole.


Il rischio di dimenticare la loro natura

Un cane lasciato libero in un grande giardino non è necessariamente un animale felice. Alleva osserva che può soffrire la solitudine e avere invece bisogno di seguire il proprio umano nelle attività quotidiane, persino durante la spesa. Il gatto, al contrario, non vive l’isolamento nello stesso modo, ma deve poter esprimere il comportamento predatorio che gli appartiene.

Anche la crescente confidenza degli animali selvatici con le persone può nascondere un pericolo. Gli etologi valutano questo cambiamento attraverso la distanza di fuga: quando si riduce, l’animale appare più abituato alla città, ma se perde del tutto la prudenza può non riconoscere i rischi e finire, per esempio, investito da un veicolo. «Gli animali si auto-addomesticano», spiega Alleva, chiarendo però che l’adattamento non coincide sempre con una condizione favorevole.


Città aperte, ma senza alimentare invasioni

Cinghiali, volpi, pappagalli e altre specie fanno ormai parte del paesaggio urbano. Per proteggere la fauna autoctona, come rondini e cinciallegre, l’etologo ritiene necessario aiutare i cittadini a comprendere i comportamenti animali, recuperando una sensibilità che nel tempo si è indebolita.

Diverso è il caso delle specie provenienti da altre aree del mondo. Alleva invita a non favorirne la diffusione, pur riconoscendo il conflitto con la sensibilità etica delle persone. L’obiettivo, secondo il professore, dovrebbe essere una città capace di ospitare esseri umani e animali senza creare squilibri ulteriori.


Specie esotiche, una scelta dannosa

Tenere in casa serpenti, scorpioni o altri animali esotici viene giudicato dall’etologo una pratica gravemente lesiva. La domanda alimenta il commercio e può contribuire alla riduzione delle popolazioni naturali; inoltre, quando gli esemplari diventano troppo grandi o difficili da gestire, il rischio è che vengano abbandonati in strada o nei parchi.

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Una volta liberi, questi animali possono competere per il cibo con le specie presenti sul territorio. Lo stesso problema riguarda i contenuti diffusi in rete, dove animali selvatici vengono presentati come compagni domestici o strumenti di intrattenimento: una rappresentazione che può sostenere il commercio illegale e trasformare la sopravvivenza di una specie in una decisione degli esseri umani.


Intelligenze diverse, non una sola misura

Per una prospettiva darwiniana, l’intelligenza è legata anche alla capacità di sopravvivere. La specificità umana, secondo Alleva, risiede soprattutto nel linguaggio e nella possibilità di conservare e trasmettere informazioni e cultura attraverso la scrittura.

Questo non significa che le altre specie siano prive di capacità complesse. Il cane viene selezionato da oltre 14.000 anni per comprendere gli esseri umani, mentre tra i nostri parenti più vicini figurano bonobo, gorilla e oranghi. Il confronto, quindi, dovrebbe considerare forme di intelligenza differenti invece di applicare a ogni animale il metro umano.


Una lezione nata dall’osservazione

La ricorrenza del 4 ottobre fu istituita nel 1925 da Heinrich Zimmermann e, nel 1929, venne trasferita dal 24 marzo alla data collegata alla festa di San Francesco. Il suo scopo è promuovere una maggiore attenzione allo status e al benessere degli animali nel mondo.

Ripensando alla propria carriera, Alleva richiama una frase di Konrad Lorenz: «Gli animali, se li conosci li ami». L’etologo racconta di essere partito da un approccio più tecnico e distaccato, per arrivare poi a comprendere quanto la conoscenza diretta possa cambiare il rapporto con le altre specie.

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