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Andrea, la polizia nel mirino: il giudice esaminerà le perquisizioni

L’ex principe contesta la legalità dei mandati usati dopo il suo arresto: l’Alta Corte britannica dovrà ora stabilire se il ricorso può proseguire.

La Thames Valley Police conferma che l’indagine sui presunti illeciti commessi nell’esercizio di funzioni pubbliche non è ancora conclusa. L’ex principe, oggi privato cittadino, non ha ricevuto commenti né da Buckingham Palace né dal proprio entourage, mentre il caso sulle perquisizioni entra in una nuova fase giudiziaria.


La polizia mantiene il silenzio

Andrea Mountbatten-Windsor fu rimesso in libertà dopo dodici ore dall’arresto, ma il procedimento investigativo nei suoi confronti è tuttora aperto. In una comunicazione diffusa ai mezzi di informazione, la forza di polizia ha spiegato che sono in corso iniziative legali relative a mandati già autorizzati dalla Central Criminal Court.

«Poiché il procedimento è ancora in corso, non sarebbe appropriato aggiungere altri commenti», ha fatto sapere la Thames Valley Police. La posizione ufficiale lascia quindi senza risposta le contestazioni dell’ex principe, che sostiene l’illegittimità delle operazioni svolte dagli agenti.


L’arresto nel giorno del compleanno

Il fermo risale allo scorso febbraio, quando Andrea Mountbatten-Windsor venne arrestato nel giorno in cui compiva 66 anni. Le immagini dell’operazione, che coinvolse il fratello minore di re Carlo III, ebbero una vasta eco internazionale.

Otto mesi dopo, l’ex membro della famiglia reale intende portare la polizia davanti alla giustizia per una presunta violazione della legge. Secondo quanto riferito dal Telegraph, avrebbe ricevuto il via libera per mettere in discussione la condotta degli investigatori e la validità delle perquisizioni.


Due residenze e un ricorso

Le operazioni riguardarono Marsh Farm, nell’area della tenuta reale di Sandringham, e il Royal Lodge di Windsor, abitazione occupata da Andrea Mountbatten-Windsor all’epoca dei fatti. L’ex principe aveva chiesto una revisione giudiziaria dell’intervento, sostenendo che le autorizzazioni utilizzate dagli agenti non fossero valide.

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Un giudice dell’Alta Corte ha accolto la richiesta di esaminare il caso, ma non ha ancora stabilito se l’operato della polizia fosse legittimo. La decisione è attesa il prossimo giovedì, durante un’udienza a porte chiuse; in quella sede potrebbero essere divulgati anche alcuni atti collegati al procedimento.


L’inchiesta nata dai documenti riservati

L’accusa contestata ad Andrea Mountbatten-Windsor è abuso d’ufficio, un reato per il quale la pena massima prevista è l’ergastolo. I fatti risalirebbero al periodo in cui svolgeva il ruolo di emissario commerciale del governo di Londra.

Gli investigatori sospettano che abbia consegnato a Jeffrey Epstein informazioni riservate di alto livello, utilizzate per sostenere attività economiche e investimenti a Singapore, Hong Kong e in Afghanistan. Secondo l’impostazione dell’indagine, tra i due la trasmissione dei documenti sarebbe stata abituale: alcuni file sarebbero arrivati al finanziere appena 5 minuti dopo che Andrea li aveva ricevuti.

L’arresto non riguarda invece l’indagine sulle accuse di pedofilia legate a Epstein, morto suicida in carcere nel 2009. Il procedimento sull’abuso d’ufficio resta comunque separato e ancora da chiarire, mentre Andrea Mountbatten-Windsor, dopo la perdita di titoli e onorificenze, dovrà affrontare la vicenda senza più il ruolo istituzionale ricoperto in passato.

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