Amiche a quarant’anni: il ritorno di Girls mette alla prova i legami
La nuova stagione della serie di Lena Dunham riapre una domanda sulla vita adulta: come cambiano i rapporti tra donne quando le esistenze prendono direzioni diverse?
L’amicizia tra donne non è soltanto una relazione affettiva: può diventare uno spazio di libertà, riconoscimento e costruzione della propria identità. Per questo, nella storia dei femminismi, il legame tra donne ha avuto un valore politico oltre che personale, soprattutto in una cultura che le ha spesso spinte a considerarsi rivali.
Quando si arriva all’età adulta, però, mantenere quei rapporti richiede una scelta consapevole. Le persone che ci sono accanto non ci somigliano necessariamente più come un tempo, ma possono continuare a riconoscersi, a sostenersi e a proteggere uno spazio comune.
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L’amicizia adulta cambia forma
Durante l’infanzia, il bisogno di affetto e approvazione porta spesso le bambine a cercare spontaneamente la compagnia delle coetanee. Con l’adolescenza, invece, l’amicizia entra in una fase più fragile: la sessualità e l’attenzione maschile contribuiscono a introdurre confronto, gerarchie e divisioni.
Il modello di Eva contro Eva, titolo del film del 1950 tratto dal racconto di Mary Orr, ha contribuito a diffondere l’idea secondo cui le donne sarebbero naturalmente nemiche tra loro. È una rappresentazione falsa, ma così radicata da aver condizionato per anni il modo di raccontare i rapporti femminili.
A vent’anni il legame si fonda spesso sulla vicinanza quotidiana: gli stessi luoghi, abitudini simili, esperienze condivise. In seguito, però, le traiettorie si allontanano. Maternità e non maternità, trasferimenti, matrimoni, separazioni, malattie, successi professionali o cura dei genitori anziani possono modificare radicalmente la vita delle persone.
Il tempo dedicato alle amiche è tra i primi sacrifici quando il lavoro, la famiglia e le responsabilità sembrano occupare ogni ora. Una cena rimandata, una telefonata accorciata o un incontro cancellato non sono dettagli irrilevanti: spesso significano rinunciare a una parte di autonomia e di benessere.
Girls torna con una domanda aperta
È dentro questo scenario che si colloca il ritorno di Girls, la serie ideata, diretta e interpretata da Lena Dunham. HBO ha annunciato cinque nuovi episodi, con l’avvio della produzione previsto nel 2027. Del gruppo principale dovrebbero far parte ancora Lena Dunham, Allison Williams, Jemima Kirke, Zosia Mamet e Andrew Rannells, interpreti rispettivamente di Hannah, Marnie, Jessa, Shoshanna ed Elijah.
Le protagoniste, ormai vicine ai quarant’anni, si trovano in una fase molto diversa da quella mostrata nella serie originale, andata in onda dal 2012 al 2017. Durante una diretta su Instagram, Dunham ha posto con ironia la questione centrale del progetto: «Possiamo ancora chiamarla Girls? Siamo ancora ragazze?». Il dubbio più interessante, tuttavia, riguarda la possibilità che quelle persone siano ancora amiche.
La serie aveva rotto il modello reso popolare da Sex and the City, dove quattro donne attraenti, affermate e molto diverse sembravano unite da una complicità quasi inattaccabile. Girls aveva scelto invece di mostrare amicizie attraversate da rivalità, risentimenti, giudizi e invidie.
Hannah, Marnie, Jessa e Shoshanna affrontavano precarietà economica, primi impieghi e relazioni sentimentali instabili. Si volevano bene, ma spesso si ferivano; cercavano sostegno e nello stesso tempo si misuravano l’una con l’altra. Proprio questa ambivalenza aveva reso i personaggi tanto credibili quanto scomodi.
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Dalle ragazze alle donne
Il successo di Girls ha contribuito a rendere possibili altri racconti meno accomodanti dell’esperienza femminile. Qualche anno dopo, Fleabag ha portato sullo schermo una protagonista alle prese con un lutto, una famiglia disfunzionale, rapporti sentimentali precari e una sessualità vissuta senza le consuete cautele narrative.
Anche in quel caso, l’amicizia occupava una posizione decisiva: non un rifugio perfetto, ma un rapporto profondo capace di sopravvivere al dolore, alle incomprensioni e ai cambiamenti. La stessa complessità si ritrova ne L’amica geniale di Elena Ferrante, poi diventata una serie televisiva seguita in molti Paesi.
Elena e Lila si amano, si confrontano, si perdono e tornano a cercarsi per decenni. Il loro legame rappresenta insieme emancipazione e sofferenza, sostegno e competizione. È proprio questa doppia natura a renderlo uno dei ritratti più incisivi dell’amicizia femminile.
Non sorprende che molte donne raccontino di avere ritrovato un’amica dopo anni oppure di aver costruito un rapporto importante anche a cinquant’anni. In queste esperienze il punto comune non è la condivisione delle stesse abitudini, ma la capacità di riconoscersi nelle persone che si è diventate.
Scegliersi oltre le differenze
Gli studi sociologici e psicologici sull’amicizia femminile mostrano dunque un percorso non lineare. La vicinanza spontanea dell’infanzia può lasciare spazio alla competizione adolescenziale, mentre la vita adulta costringe a ridefinire i legami sulla base di bisogni, tempi e priorità nuovi.
A quarant’anni si conosce meglio la propria identità, ma spesso si dispone di meno tempo e di minori energie. Proprio per questo diventa più evidente quali relazioni meritino attenzione e quali, invece, non abbiano più la stessa capacità di nutrire entrambe le persone.
Il ritorno di Girls potrà raccontare questa trasformazione senza cancellare le zone meno luminose dell’amicizia. Il rischio tipico di sequel, remake e revival resta presente, ma la presenza creativa di Lena Dunham lascia aperta la possibilità di osservare quelle donne mentre affrontano un’altra fase della loro storia.
Aprirsi alle altre donne significa anche riconoscere i propri desideri, i propri limiti e il diritto a uno spazio personale. Crescere non cancella l’amicizia: la sottrae all’abitudine e la affida a una decisione reciproca. Le ragazze, questa volta, potrebbero tornare mostrando soprattutto come si diventa adulte senza smettere di scegliersi.
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