AI, la regola di Emanuela Girardi: prima imparare, poi usarla
La presidente di Pop AI spiega perché il pensiero critico è decisivo per non trasformare l’intelligenza artificiale in una nuova fonte di esclusione e disuguaglianze.
«Usate l’AI solo dopo aver studiato». È il consiglio che Emanuela Girardi ripete ai suoi figli, già abituati a convivere con strumenti capaci di scrivere, spiegare e organizzare attività. La tecnologia, secondo la presidente di Pop AI, può ampliare le nostre capacità quando conosciamo l’argomento; al contrario, rischia di portarci fuori strada se la utilizziamo senza basi.
Girardi suggerisce ai ragazzi di prepararsi da soli e di ricorrere poi all’intelligenza artificiale per controllare il lavoro o chiarire i passaggi più difficili. Un possibile aiuto, spiega, è creare un agente che faccia domande in vista di una verifica e torni sui punti non compresi. Ma restano essenziali lo studio, la lettura e anche le discipline umanistiche, perché allenano la capacità di porsi domande.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
La fiducia nell’AI non può essere cieca
Il rapporto con questi strumenti non dovrebbe trasformarsi in una delega totale. Girardi invita a verificare le fonti, soprattutto quando i contenuti arrivano dai social, e a ricordare che ciò che viene pubblicato online può essere visto da chiunque. Sconsiglia inoltre di usare l’AI come sostituto di un amico: tende a rispondere sempre e ad assecondare l’utente, mentre una relazione reale comprende anche il confronto e la possibilità di sentirsi dire che si sta sbagliando.
La stessa cautela vale per i sistemi generativi, capaci di produrre testi, immagini e filmati. «Non è un oracolo digitale», sottolinea Girardi: il sistema calcola le risposte più probabili e può quindi fornire informazioni errate con un tono molto convincente. Per questo servono domande precise, spirito critico e controlli indipendenti.
Chi resta indietro rischia l’esclusione
Il problema non riguarda soltanto chi sceglie di usare o meno un programma. Mappe digitali, piattaforme sociali, filtri informativi, selezione dei candidati e strumenti professionali impiegano già forme di intelligenza artificiale, spesso senza renderlo evidente alle persone. La conseguenza possibile è un nuovo divario tra chi comprende questi meccanismi e chi ne accetta passivamente le decisioni.
Per Girardi il rischio di emarginazione digitale è già concreto e potrebbe aumentare con la diffusione di sistemi più complessi. La risposta, a suo giudizio, consiste nell’insegnare a tutti come funzionano tali tecnologie, quali errori possono produrre e quali comportamenti permettono di usarle con maggiore sicurezza.
L’alfabetizzazione riguarda ogni settore
La formazione non può essere affidata a un’unica istituzione. Scuole, università, imprese, amministrazioni pubbliche, ospedali e cittadini dovrebbero contribuire a costruire competenze di base. Servono percorsi per gli studenti e per gli insegnanti, ma anche occasioni dedicate agli anziani, che già oggi incontrano difficoltà nell’accesso a servizi come l’identità digitale.
Anche il mondo del lavoro è coinvolto direttamente. Molte attività d’ufficio sono già automatizzate e, in prospettiva, macchine autonome potrebbero entrare in numerose professioni manuali. L’articolo 4 dell’AI Act europeo impone alle aziende di formare il personale che utilizza questi strumenti, sebbene una parte delle imprese non sia ancora consapevole dell’obbligo.
Donne ancora fuori dalle decisioni
Un’altra questione riguarda chi progetta e indirizza queste tecnologie. I sistemi incorporano le priorità e la visione di coloro che li sviluppano, arrivando a incidere sulla realtà come una sorta di infrastruttura cognitiva. Se le donne restano ai margini, aumenta il pericolo di costruire strumenti incapaci di rappresentare esperienze diverse e quindi più esposti a distorsioni e discriminazioni.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Girardi ricorda quanto accaduto durante la pandemia. Nel 2020 il Comitato tecnico-scientifico era composto esclusivamente da uomini, mentre la task force guidata da Vittorio Colao comprendeva 4 donne su 17. L’azione di Dateci Voce, movimento di cui è tra le fondatrici, portò all’ingresso di 6 scienziate nel comitato e di 5 esperte nella task force. Secondo Girardi, quella maggiore pluralità contribuì a dare spazio a temi come la scuola in presenza, gli asili nido, i congedi e l’occupazione femminile, poi ricomparsi anche nel PNRR.
La presenza femminile deve aumentare anche nei percorsi scientifici e tecnologici. Mostrare alle ragazze esempi concreti di professioniste può aiutarle a considerare carriere che oggi offrono sia buone retribuzioni sia prospettive occupazionali solide.
L’Europa cerca la via della fiducia
Secondo Girardi, il modello europeo fondato su diritti, regole e inclusione non è necessariamente uno svantaggio rispetto a Stati Uniti e Cina. Può diventare un punto di forza se viene accompagnato da investimenti e capacità di innovare. Gli Stati americani hanno introdotto numerose norme sull’AI, mentre la Cina ha accelerato sulla ricerca e propone modelli a codice aperto, meno costosi e sempre più competitivi.
L’Unione europea sta lavorando alla semplificazione normativa attraverso il Digital Omnibus e sostiene le AI Factories, strutture di calcolo pensate per avvicinare le risorse tecnologiche alle imprese e alla ricerca. Girardi presiede Adra, associazione europea con cui collabora con la Commissione europea sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale fisica.
I robot umanoidi mostrati negli ultimi anni sono in grado di correre, saltare e compiere movimenti complessi, ma non sarebbero ancora abbastanza sicuri per l’impiego quotidiano in abitazioni e fabbriche. L’obiettivo europeo è realizzare macchine affidabili, sostenibili sotto il profilo ambientale, sociale ed economico e coerenti con principi etici condivisi. Per Girardi, il successo tecnologico dipenderà soprattutto dalla fiducia che questi sistemi riusciranno a conquistare.
Una trasformazione già in corso
Emanuela Girardi è fondatrice e presidente di Pop AI, associazione senza scopo di lucro nata per rendere comprensibili le intelligenze artificiali e i loro effetti sulla vita quotidiana. Ha inoltre partecipato al gruppo di lavoro del ministero dello Sviluppo economico che ha contribuito alla Strategia nazionale italiana per l’intelligenza artificiale.
La sua riflessione sarà al centro di Orizzonti Digitali, forum diretto da Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia. La quarta edizione si svolgerà a Perugia dal 21 al 24 ottobre e sarà dedicata alla collaborazione tra intelligenza umana e sistemi artificiali nei processi produttivi, nella ricerca, nella formazione, nei servizi e nella quotidianità.
L’iniziativa è promossa da Confindustria Umbria, Umbria Digital Innovation Hub, Umbria Business School, ANCE Umbria e ITS Umbria Academy. Il passaggio più importante, tuttavia, non riguarda più l’ingresso dell’AI nelle nostre vite: quella fase è già avvenuta. La sfida consiste ora nel capirne il funzionamento e nel mantenere alle persone la possibilità di orientarne l’uso.
Continua a leggere
Emanuela Fanelli, il successo non la rassicura: «Può finire»
In Peccato porta sullo schermo la paura del declino, mentre racconta il percorso dagli anni difficili ai due David e alla nuova stagione della sua carriera
Leone XIV, la svolta dopo l’operazione: nessuna terapia aggiuntiva
L’esame istologico ha confermato che il tumore era circoscritto e i medici hanno escluso la necessità di ulteriori trattamenti.
Negramaro, il dolore per Antonio Boccuni: l’addio di Sangiorgi
Il frontman dei Negramaro ha ricordato sui social lo storico collaboratore, scomparso a 57 anni per un infarto e considerato parte integrante della band.
Pausa, sospetti e GF Vip: chi sarebbe la donna legata a Fratini
A La Volta Buona Antonella Fiordelisi ha raccontato la crisi con Giulio Fratini e indicato una possibile terza persona: il nome conduce al GF Vip 2026.