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Lifestyle 2 min di lettura4 giorni fa

AI e figli, la paura di Rocío Muñoz Morales: il punto sul dialogo

Nel film di Fausto Brizzi l’intelligenza artificiale diventa spunto di commedia, ma per Rocío Muñoz Morales il tema è soprattutto familiare: con le figlie conta parlarne senza filtri.

Per Rocío Muñoz Morales l’intelligenza artificiale non è soltanto una novità tecnologica: è un fronte che, da madre, la mette in allarme. L’attrice collega subito il tema al rapporto con le figlie, di dieci e sette anni, che si trovano davanti immagini e modelli creati dal nulla ma capaci di attirarle moltissimo.


Una commedia che guarda al confine tra vero

Quasi vera, il film di Fausto Brizzi in uscita il 1° ottobre, usa il mondo dei social e degli influencer virtuali per raccontare una società sempre più attratta dall’idea di perfezione. Nel cast ci sono Frank Matano, Rocío Muñoz Morales, Taylor Mega e Laura Chiatti, in una storia che mette al centro il rapporto sempre più fragile tra realtà e finzione.

Matano interpreta Diego, un aspirante attore che dopo diversi insuccessi trova un modo inatteso per guadagnare grazie all’AI. A dargli una svolta è Vera, avatar interpretato da Taylor Mega, capace di raccogliere rapidamente follower e attenzioni. Rocío Muñoz Morales è Giulia, la moglie di Diego: è stanca di reggere da sola il peso della famiglia e vede allontanarsi sempre di più il marito.


La paura di una bellezza che non esiste

L’attrice, parlando dell’uso dell’intelligenza artificiale, ha spiegato di sentirsi preoccupata soprattutto per la rapidità con cui sta entrando nella vita quotidiana. Ha ammesso di usarla e di osservarla con attenzione, pur dichiarando di essere legata al contatto umano e fisico.

A colpirla, però, è soprattutto l’effetto sui più piccoli. «Mi spaventa la velocità con cui l’AI sta entrando nelle nostre vite», ha detto, aggiungendo di vedere le figlie esposte a immagini artificiali che risultano molto seducenti ai loro occhi. Tra profili social, luoghi inesistenti e giochi digitali, secondo lei si rischia perfino di rendere superati gli oggetti tradizionali come le bambole.

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Il suo modo di proteggere le bambine passa da un solo strumento: il dialogo. Rocío Muñoz Morales ha raccontato che in casa si parla di tutto, senza argomenti vietati, così da lasciare alle figlie la libertà di esprimersi senza timori.


Una famiglia cresciuta tra regole e aperture

Questo atteggiamento, ha spiegato, arriva anche dalla sua storia personale. Da bambina ha avuto genitori piuttosto rigidi: il padre, descritto come un uomo del Sud e legato a una visione tradizionale, non vedeva di buon occhio né i fidanzati né la scelta di fare l’attrice, nonostante l’amore per il cinema.

In casa contavano lo studio, la laurea, la chiesa e la famiglia. La madre, invece, col tempo ha cambiato sguardo e si è aperta di più al mondo. Per l’interprete, alla fine, è stato il confronto a prevalere.

Fausto Brizzi, sullo stesso tema, ha espresso un punto di vista opposto. Per il regista l’AI non rappresenta una minaccia, ma uno strumento da studiare e da sfruttare nel lavoro. A suo giudizio potrebbe persino offrire più spazio alla fantasia, riducendo il peso dei limiti economici che da sempre condizionano il cinema italiano.

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