Afterhours, il futuro è già fissato: Sanremo resta un invito da ricevere
Manuel Agnelli guarda ai quarant’anni degli Afterhours, difende il valore del conflitto artistico e racconta il rapporto con giovani, rap e indipendenza.
Il prossimo appuntamento è già segnato: nel 2027 gli Afterhours festeggeranno quarant’anni di attività con una tournée europea. Manuel Agnelli, però, non esclude un ritorno al Festival di Sanremo in una veste diversa da quella della gara: «La gara l’abbiamo già fatta e non credo che mi interessi rifarla. Come ospiti sarebbe diverso, quello potrebbe essere divertente. Però devono invitarci, non è che possiamo occupare l’Ariston».
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Accettare i limiti per crescere
Nel giorno in cui il Club Tenco celebra il percorso degli Afterhours, Agnelli affronta anche il tema della propria formazione personale. Il riferimento è al tema dell’edizione, “Dio è morto”, trasformato in una domanda intima: quale divinità ha dovuto mettere da parte per diventare sé stesso?
La risposta riguarda il ridimensionamento delle aspettative e il riconoscimento dei propri difetti: «A un certo punto ho dovuto accettare la mia mediocrità e i miei limiti. È stato importante perché nel momento in cui accetti di non essere speciale per diritto divino puoi iniziare davvero a lavorare su te stesso. Paradossalmente accettare la mia mediocrità mi ha reso meno mediocre».
Giovani, piazze e conflitto
Il cantante osserva con attenzione il ritorno dei ragazzi nelle strade e nelle piazze. A suo giudizio, dopo decenni segnati dall’individualismo e dalla frammentazione, la nuova generazione sta recuperando una dimensione collettiva che va sostenuta, non osservata con superiorità. Nel confronto con loro, aggiunge, non avverte distanza: «Quando parlo con loro non ho bisogno di un traduttore».
Questa inquietudine potrebbe avere anche un esito creativo. Per Agnelli, infatti, le opere più importanti possono nascere da una frizione reale e dal bisogno di dare forma a un disagio. La condanna è invece netta quando la protesta si trasforma in saccheggio: rompere una vetrina per rubare un paio di scarpe finisce per spostare l’attenzione dal motivo della manifestazione al gesto criminale.
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Rap e indipendenza, due idee cambiate
Agnelli distingue il rap delle origini, capace di intervenire sui problemi sociali, da una parte della produzione successiva, più concentrata su denaro, automobili, successo e posizione sociale. Il primo lo coinvolgeva per la sua spinta militante; il secondo, osserva, gli interessa molto meno perché riduce il racconto all’arricchimento individuale.
Anche l’indipendenza, parola centrale nella sua storia musicale, non coincide necessariamente con l’assenza di un contratto con una grande casa discografica. È prima di tutto una disposizione interiore: si può conservare libertà espressiva all’interno di un sistema, così come perderla restando in un ambiente alternativo se ci si rivolge sempre e soltanto al proprio gruppo di riferimento. Per Agnelli significa scegliere autonomamente la propria vita e riuscire a narrarla con sincerità.
Il riconoscimento alla band
Il Premio Tenco viene assegnato agli Afterhours per il contributo alla canzone d’autore italiana. Il riconoscimento offre ad Agnelli l’occasione per ribadire che, dietro l’immagine rock del gruppo, c’è sempre stata una forte attenzione alla scrittura e al lavoro sulle parole.
Il valore del Tenco, secondo il musicista, sta anche nella difesa di una zona della musica che sui mezzi di comunicazione ha ormai poco spazio: «La musica che si sente al Tenco sui media non c’è quasi più. E questo premio ha anche il valore di continuare a darle un posto». La celebrazione del passato diventa così un punto d’osservazione sul presente e sulle possibilità future della band.
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