Adolescenti, il paradosso dei social: capiscono il sessismo ma lo assecondano
Tra solitudine, bisogno di confronto e modelli appresi online, gli adolescenti mostrano un rapporto tutt’altro che semplice con il mondo digitale.
Tra solitudine, bisogno di confronto e modelli appresi online, gli adolescenti mostrano un rapporto tutt’altro che semplice con il mondo digitale. Il 38% dice di sentirsi solo, mentre il 56% individuerebbe nei genitori una persona a cui chiedere sostegno in caso di malessere. Allo stesso tempo, stereotipi e comportamenti sessisti vengono spesso riconosciuti, ma non sempre respinti.
La consapevolezza non basta
La Survey Teen 2026 di Fondazione Libellula ha coinvolto oltre 1.300 ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni, distribuiti in tutta Italia. L’indagine, realizzata con il contributo tecnico di Ipsos Doxa e la supervisione scientifica di Manolo Farci, ha esaminato l’influenza dei social, le relazioni tra coetanei e il peso delle aspettative legate al genere.
Dai risultati emerge una contraddizione: gli adolescenti sanno individuare pressioni estetiche, sessismo, controllo e stereotipi, ma questa capacità non si traduce automaticamente in scelte coerenti. Il desiderio di sentirsi accettati dal gruppo, di apparire desiderabili o di non interrompere una relazione può rendere tollerabili contenuti e atteggiamenti giudicati problematici.
Il 92% ha incontrato sui social pubblicazioni che deridono o sminuiscono le ragazze. Inoltre, il 75% riferisce che tra i ragazzi circolano spesso battute o complimenti a sfondo sessista; davanti a meme apertamente sessisti, il 37% dei maschi li considera divertenti, contro il 14% delle femmine.
Ironia e sessismo viaggiano insieme
Meme, canzoni, commenti e battute vengono talvolta schermati dall’idea che si tratti soltanto di uno scherzo. In questo modo il contenuto può essere riconosciuto come offensivo e continuare comunque a circolare, perché diverte o rafforza il senso di appartenenza alla compagnia.
La differenza nelle reazioni appare anche di fronte alla sessualizzazione esplicita: fastidio e giudizio critico vengono espressi dal 77% delle ragazze, ma soltanto dal 47% dei ragazzi. Secondo Eva Sacchi, Research Director di Ipsos Doxa, servono quindi interventi differenti, capaci di lavorare con i ragazzi su vulnerabilità, empatia e uso dell’ironia, e con le ragazze sulla protezione e sulla libertà dalla pressione estetica.
Gelosia scambiata per amore
Il controllo nella coppia trova ampia visibilità online: l’85% degli intervistati ha visto video o post in cui gelosia e possesso vengono rappresentati come elementi normali di una relazione. Il 35% associa ancora la gelosia a una prova d’amore, mentre un ragazzo su due considera normale che una ragazza curi il proprio aspetto per impedire al fidanzato di interessarsi ad altre.
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Anche i commenti sul corpo restano largamente normalizzati: per il 27% dei ragazzi scrivere osservazioni online sull’aspetto fisico di una ragazza non costituisce un problema. Il 32% riconosce inoltre il cosiddetto vantaggio della bellezza, cioè la possibilità che l’essere considerati attraenti porti benefici e opportunità sociali.
Mara Ghidorzi, della Direzione Scientifica di Fondazione Libellula, sottolinea che gli ambienti digitali non sono neutrali e contribuiscono a diffondere immagini, linguaggi e modelli di comportamento. A suo giudizio, gli algoritmi amplificano lo sguardo maschile sui corpi femminili, mentre la bellezza può diventare uno strumento ambivalente per ottenere visibilità e riconoscimento.
Il consenso resta un punto critico
Il 41% dei ragazzi afferma di essere stato in chat o gruppi nei quali circolavano immagini intime di altre persone. Il dato non dimostra che tutti abbiano condiviso quei materiali, ma segnala quanto il fenomeno sia presente negli spazi digitali frequentati dagli adolescenti e quanto sia necessario discutere di consenso.
La ricerca restituisce anche una differenza nella percezione della solitudine: il dato complessivo è del 38%, sale al 42% tra le ragazze e scende al 32% tra i ragazzi. La distanza potrebbe dipendere anche dal diverso modo in cui vengono autorizzati a esprimere fragilità: le ragazze hanno più spazio per raccontarle, mentre ai ragazzi viene spesso richiesto di mostrarsi forti, indipendenti e capaci di controllo.
Nonostante il racconto dell’adolescenza come fase di allontanamento dagli adulti, il 56% degli intervistati sceglierebbe i propri genitori per confidarsi o chiedere aiuto durante un periodo difficile. Il dato indica un bisogno di ascolto che richiede risposte adulte improntate all’empatia e prive di giudizio.
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