Accorsi: «L’eco-ansia esiste, ma il futuro non va lasciato ai figli
Dal teatro alle città, l’attore e direttore artistico di Planetaria Festival riflette su clima, tecnologia, relazioni e responsabilità condivise.
La qualità della vita non coincide con il semplice allungamento degli anni. Per Stefano Accorsi, intervenuto durante Planetaria Festival, una società sempre più longeva deve trasformare l’età avanzata in una risorsa, favorendo lo scambio tra generazioni, l’ascolto e la convivenza tra esperienze diverse.
Vivere più a lungo non basta
Il tema è stato affrontato anche sul palco di BigMama, dove si è parlato di una longevità capace di conservare significato e benessere. Accorsi respinge sia il modello di Dorian Gray sia l’idea di limitarsi a resistere: vivere più a lungo, secondo lui, deve significare mantenere relazioni, partecipazione e qualità dell’esistenza.
Sul rapporto tra esseri umani e innovazione, l’attore non sceglie la contrapposizione netta. L’intelligenza artificiale, sostiene, può aggiungere valore in molti ambiti, ma la presenza umana resta difficilmente rimpiazzabile. Il teatro pieno di spettatori dimostra, a suo avviso, che il bisogno di assistere a una narrazione dal vivo continua a essere profondo.
Una città deve lasciare respirare
Per Accorsi non esiste un modello urbano definitivo. La città desiderabile è piuttosto quella che permette di camminare, offre aree verdi e mette a disposizione luoghi condivisi senza trasformare ogni spostamento in una fonte di pressione. Bologna, con i suoi portici, rappresenta per lui un esempio di spazio urbano che potrebbe ispirare altre realtà.
L’attore vive a Milano e racconta di aver avvertito una forte tensione quando, alla ripresa delle attività, ha dovuto accompagnare il figlio in un luogo della città. Il contesto in cui ci muoviamo, osserva, può trasmettere ansia oppure restituire equilibrio. Per questo l’utopia urbana non va considerata un traguardo fisso, ma aggiornata ogni volta che cambiano bisogni e problemi.
Il clima non si affronta da soli
L’interesse di Accorsi per questi temi nasce anche dalla sua familiarità con la montagna. Durante le escursioni estive ha visto il ghiacciaio del Monte Bianco ridursi progressivamente, trasformandosi in una prova visibile del riscaldamento globale. A questa esperienza si sono aggiunte le riflessioni sulla difficoltà di comunicare la crisi climatica senza generare soltanto paura e impotenza.
L’attore ammette di conoscere personalmente l’eco-ansia. In una giornata trascorsa in montagna ha udito, nell’arco di poche ore, 7-8 distacchi di blocchi di ghiaccio: una successione di rumori che può far pensare all’assenza di vie d’uscita. La risposta, però, non dovrebbe essere la paralisi. «Finché c’è vita c’è speranza», afferma, sostenendo che l’azione debba coinvolgere anche i più giovani, senza trasferire sulle nuove generazioni l’intero peso delle responsabilità.
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Il festival cerca risposte concrete
È in questo quadro che Accorsi svolge il ruolo di direttore artistico di Planetaria Festival, arrivato alla terza edizione. L’appuntamento, ospitato per un fine settimana all’Arena del Sole di Bologna, mette a confronto artisti, scienziati, rappresentanti delle istituzioni e cittadini sulle trasformazioni che stanno modificando il modo di vivere insieme.
L’edizione dedicata alle città affronta il rapporto tra ambiente, tecnologia e organizzazione degli spazi. Tra gli interventi figurano quelli del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, del climatologo Giulio Boccaletti, della professoressa Simona Tondelli, urbanista e prorettrice vicaria dell’Università di Bologna, e della rapper BigMama.
Teatro e socialità restano centrali
Secondo Accorsi, il teatro può parlare dei cambiamenti contemporanei con maggiore empatia rispetto a una comunicazione costruita esclusivamente sull’allarme. L’incontro tra arte e ricerca scientifica, sviluppato insieme a Giulio Boccaletti, dovrebbe aiutare a immaginare soluzioni e a creare un confronto più diretto con le istituzioni.
Anche gli spazi culturali possono avere una funzione urbana più ampia. L’obiettivo è utilizzarli in momenti diversi della giornata e per pubblici differenti, coinvolgendo famiglie, bambini e ragazzi. Il teatro, in questa prospettiva, non è soltanto il luogo dello spettacolo, ma un ambiente comune da abitare.
Accorsi invita inoltre a non sottovalutare i gesti quotidiani: uscire, camminare, prendere un caffè, salutare qualcuno o incontrare gli amici. Richiamando le cosiddette Zone blu, aree note per longevità e benessere, ricorda che movimento, alimentazione semplice e relazioni frequenti concorrono alla salute mentale e fisica.
La tecnologia fa ormai parte della vita dell’attore, che non intende demonizzare lo smartphone né misurarne ossessivamente l’utilizzo. Tuttavia, ritiene necessario compensare la dimensione digitale con occasioni pubbliche e comunitarie. La richiesta di spettacoli dal vivo, cresciuta negli ultimi anni, sarebbe anche il segnale di un bisogno di contatto che i dispositivi e i social non riescono a sostituire.
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