A 60 anni Jovanotti chiude un capitolo: «E adesso»
Alla Festa del Cinema di Roma il cantautore ha presentato il documentario che intreccia memoria familiare, immagini inedite e una domanda sul futuro.
Il passaggio ai sessant’anni, celebrati lo scorso settembre, per Lorenzo Cherubini coincide con una svolta personale. A fargli da specchio è il documentario “Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti”, presentato alla Festa del Cinema di Roma: un film nato da sette anni di riprese e capace di riportarlo davanti a ricordi che avrebbe preferito lasciare ai margini.
Il cantautore ha ammesso di aver provato emozione e inquietudine durante la visione. Non considera però la chiusura di una fase una perdita: per lui rappresenta piuttosto la conclusione di una certa versione di Jovanotti e l’inizio di una nuova ricerca.
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Il film che gli ha tolto il controllo
Dario Zonta e Carlo Zoratti hanno cominciato a seguirlo nel 2019, durante il primo Jova Beach Party. Il risultato arriverà nelle sale dal 26 novembre al 2 dicembre, distribuito da Plaion Pictures come evento speciale. Cherubini, fin dall’inizio, ha scelto di non intervenire sulle decisioni creative: ai registi ha affidato piena autonomia, rinunciando persino a conoscere l’evoluzione del lavoro.
La sua unica richiesta era che il progetto non diventasse l’ennesimo ritratto celebrativo di un cantante. Voleva un’opera cinematografica vera, non un prodotto promozionale. Mentre Zonta e Zoratti modificavano più volte l’impostazione del documentario, lui proseguiva con concerti, canzoni e viaggi in bicicletta, senza ricevere aggiornamenti sui cambiamenti.
«Questa volta ero io lo spettatore», ha raccontato a proposito della prima visione. La sorpresa è stata ancora più forte quando sono comparsi alcuni filmati in Super 8 girati dal padre, che Lorenzo ricordava soltanto in bianco e nero, come accadeva ai bambini che guardavano le proiezioni domestiche. Tra le immagini è apparso anche un video della madre mai visto prima: un ritrovamento che lo ha lasciato senza parole.
La memoria riporta al bambino
Il passato, ha spiegato il cantautore, non è qualcosa che ama frequentare. Tende a rimuovere e guarda raramente le fotografie legate alla propria storia; il documentario lo ha costretto a fermarsi e a confrontarsi con quella parte della sua vita. Proprio per questo attribuisce ai due autori uno sguardo che lui non avrebbe mai saputo costruire da solo.
Secondo Cherubini, il centro del film non è tanto la carriera quanto il bambino rimasto dentro l’adulto. Nel racconto compaiono anche sequenze tratte da “Pinocchio” di Luigi Comencini, immagini che considera fondamentali per la propria formazione. Il protagonista vi ha riconosciuto una parte ancora molto viva di sé, persino una tendenza a tornare verso l’infanzia dopo anni trascorsi nel tentativo di apparire adulto.
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La pellicola, dunque, si intreccia con il compleanno e con la sensazione di trovarsi davanti a un confine. «È la fine di un mondo, la fine di quel Jovanotti lì», ha detto, chiarendo però che non si tratta di una dichiarazione cupa. Il punto finale diventa così una possibilità: capire che cosa possa arrivare dopo.
Canzoni, pubblico e futuro
Nel documentario i concerti occupano uno spazio importante, ma Cherubini li interpreta come momenti temporanei di libertà. La musica e lo spettacolo creano una parentesi in cui il pubblico può condividere un’idea di utopia; poi la quotidianità torna con i suoi problemi, le gioie e le tragedie. A suo giudizio, il valore di quelle esperienze sta anche nell’energia che lasciano una volta terminato l’evento.
L’artista non vuole attribuirsi un ruolo politico o sociale più grande di quello che sente di avere. Si definisce un intrattenitore e sostiene di partecipare alla realtà attraverso gli strumenti che conosce: le canzoni, i concerti e il rapporto diretto con le persone. Le questioni del Paese lo riguardano, ma quando avverte disagio il suo corpo reagisce, fino a provocargli la febbre.
A colpirlo è anche il cambiamento del pubblico. Lo emoziona incontrare persone che seguivano i suoi concerti da adolescenti e che oggi tornano sotto il palco con i propri figli. Allo stesso tempo nota la presenza delle nuove generazioni, un confronto che vive senza volerlo trasformare in un giudizio.
Il punto finale, quindi, non equivale a un congedo. Dopo aver chiuso una fase, resta la curiosità per ciò che potrà nascere: una domanda semplice, ancora senza risposta, su cosa inventare adesso.
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