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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

33 anni in carcere, l’attesa continua: Zuncheddu senza risarcimento

Il film Zustìssia riporta alla luce la storia del pastore sardo assolto nel 2024, che attende ancora l’indennizzo dello Stato per l’ingiusta detenzione

Beniamino Zuncheddu ha trascorso 33 anni in carcere per un omicidio che non aveva commesso. Oggi, dopo l’assoluzione definitiva, la sua vicenda torna al centro dell’attenzione grazie a Zustìssia, il film di Francesco Piras in uscita il 15 ottobre, mentre resta ancora aperta la questione del risarcimento statale.

Finora l’ex detenuto ha ricevuto soltanto circa 30.000 euro, somma riconosciuta per le condizioni di grave sovraffollamento vissute durante la reclusione. Per il danno complessivo subito, invece, non è ancora arrivato il maxi-indennizzo formale.


L’assoluzione non ha chiuso la vicenda

Zuncheddu era stato condannato all’ergastolo nel 1991 per la cosiddetta Strage di Sinnai, un triplice omicidio avvenuto sui monti del Sud Sardegna. Il procedimento si era concluso nell’arco di un anno attraverso i tre gradi di giudizio, portandolo a una detenzione durata oltre metà della sua vita.

La svolta è arrivata nel 2016, quando l’avvocato Mauro Trogu ha deciso di occuparsi del caso gratuitamente. Dopo una battaglia giudiziaria protrattasi per anni, la revisione del processo si è conclusa con l’assoluzione definitiva del 26 gennaio 2024.

A Roma, durante la conferenza stampa dedicata al film, Zuncheddu ha sintetizzato così il peso di quella storia: «Nessuno mi ha mai chiesto scusa». La sua attesa ha alimentato una mobilitazione sostenuta dal Partito Radicale, fino alla proposta della cosiddetta Legge Zuncheddu, pensata per garantire un assegno immediato alle vittime di ingiusta detenzione in attesa della liquidazione definitiva.


Il film guarda all’uomo, non solo al processo

Zustìssia prende spunto dal libro Io sono innocente, scritto dallo stesso Zuncheddu insieme a Trogu. Fabrizio Ferracane interpreta il pastore sardo, mentre Michele Riondino veste i panni dell’avvocato che ha riaperto il caso; Geppi Cucciari interpreta invece Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale e Garante dei diritti dei detenuti della Regione Sardegna.

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La regia di Piras mette a confronto i luoghi chiusi della prigione e dei tribunali con gli spazi aperti della Sardegna, tra i monti di Sinnai e Burcei. Sono gli stessi territori dai quali Zuncheddu era stato allontanato nel 1991 e nei quali, 33 anni dopo, è tornato da uomo libero.

Il racconto non si limita alla ricostruzione dell’errore giudiziario. Al centro c’è la frattura tra la legge e la giustizia e, soprattutto, l’esistenza di una persona privata della libertà, degli anni della maturità e dei legami costruiti fuori dal carcere.


Le parole di Zuncheddu e degli autori

Parlando del risultato finale, Zuncheddu ha raccontato di aver provato una forte emozione perché il film lo ha riportato al momento dell’arresto. Durante la detenzione, ha spiegato, ha trovato sostegno nella fede, nella speranza, nella famiglia e nelle persone del paese che continuavano a credere nella sua innocenza.

L’idea del progetto è nata da Lisa Nur Sultan, sceneggiatrice insieme a Niccolò Gentili. La scrittrice aveva incontrato la vicenda durante un periodo in Sardegna e ne era rimasta colpita anche per l’assenza di rancore mostrata da Zuncheddu e per la rete di persone che si è mobilitata al suo fianco.

Accanto a Ferracane, Riondino e Cucciari, nel film recitano Paola Giannini nei panni di Elisa Osanna, Jacopo Cullin in quelli di Simone Montaldo, Francesco Colella nel ruolo del procuratore Piantoni e Philippine Leroy-Beaulieu nella parte di Francesca Nanni. Zustìssia arriverà nelle sale cinematografiche il 15 ottobre.

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