Xi a Washington, il messaggio a Trump e l’assenza che pesa
Il presidente cinese parla di cooperazione con gli Usa mentre la visita parte con gli onori alla base Andrews e senza i grandi manager di Pechino al seguito.
Xi Jinping ha scelto di affidare al suo arrivo negli Stati Uniti un messaggio molto netto: Cina e America, ha spiegato, dovrebbero muoversi da partner e non da rivali. A Washington è iniziata così la visita di Stato del leader cinese, accompagnata da gesti molto simbolici e da un’agenda che mette insieme politica, sicurezza e affari.
Il punto che spicca, però, è anche un altro: a differenza di quanto era stato ipotizzato nei giorni scorsi, Xi è atterrato senza una delegazione di grandi manager cinesi. Una circostanza che ridimensiona le attese su possibili intese economiche durante gli appuntamenti con Donald Trump e con il mondo dell’impresa statunitense.
Il messaggio di Pechino a Washington
Nella nota diffusa dopo l’arrivo nella capitale americana, Xi ha detto di essere felice di compiere una visita di Stato su invito di Trump. Ha poi rivolto saluti e auguri al popolo americano a nome di quello cinese, insistendo sull’idea che le due potenze abbiano interesse a cooperare.
Secondo il presidente cinese, la “grande rinascita” della Cina e il ritorno alla grandezza degli Stati Uniti possono procedere nello stesso momento e produrre vantaggi reciproci. Xi ha anche fatto sapere di attendere un confronto approfondito con Trump sui dossier centrali del rapporto bilaterale e sulla situazione internazionale.
Cerimoniale in grande stile alla base Andrews
L’accoglienza è andata in scena direttamente sul tarmac della Joint Base Andrews, scelta non comune per un capo della Casa Bianca quando riceve un leader straniero. Trump e Melania hanno atteso Xi e Peng Liyuan ai piedi della scaletta, dove era stato steso un lungo tappeto rosso, mentre sullo sfondo si vedevano anche velivoli militari americani.
Dopo la stretta di mano, i due presidenti si sono posizionati accanto alle rispettive first lady davanti alle bandiere dei due Paesi. La banda dell’Usaf ha eseguito gli inni nazionali e sono stati sparati colpi di saluto a salve; poi due bombardieri B-1 hanno sorvolato l’area. Trump ha aspettato che Xi salisse sulla Hongqi N701, la limousine della presidenza cinese, prima di spostarsi sulla Beast, l’auto blindata americana, e salutare i cronisti mentre il convoglio ripartiva verso il Marine One.
Trump, poco dopo, ha definito l’incontro con Xi “ottimo” e ha parlato anche dei colloqui avuti con altri leader mondiali all’Assemblea generale dell’Onu. Rispondendo a una domanda sulla cena di Stato alla Casa Bianca, ha confermato che saranno presenti i principali esponenti dei settori tecnologico e bancario.
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Una visita senza i top manager cinesi
Sul piano economico, la trasferta appare però meno ricca del previsto. Il Wall Street Journal riferisce che Xi è arrivato a Washington senza i grandi nomi del corporate cinese, nonostante fino a pochi giorni fa la loro presenza fosse data per probabile sia negli incontri con Trump sia alla cena di Stato.
Secondo il quotidiano, alcuni dirigenti dell’industria cinese erano stati avvisati dei preparativi per il viaggio e si aspettavano una rappresentanza di vertice accanto a Xi, anche durante il passaggio con le aziende americane attive in tecnologia e intelligenza artificiale. Alla fine, però, quei piani non si sono concretizzati.
L’assenza dei manager pesa sul profilo commerciale della visita, in una fase in cui le tensioni tra Pechino e Washington hanno già ristretto molto lo spazio per investimenti cinesi negli Stati Uniti. Il confronto di oggi e di domani si svolge quindi in un clima ad alta sensibilità politica, ma con un potenziale economico meno ampio di quello immaginato inizialmente.
Il resto del programma
La giornata prevede la cerimonia di benvenuto alla Casa Bianca e i colloqui bilaterali. In serata è in agenda la cena di Stato, con i protagonisti della tecnologia e della finanza tra gli invitati.
La visita si chiuderà il giorno successivo con il tè alla Casa Bianca per le due coppie presidenziali e con una tappa agli Archivi Nazionali, dove è conservata la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti.
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