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Economia 1 min di lettura32 min fa

Wall Street recupera, i future Usa riducono le perdite

Il Dow Jones torna positivo, mentre Cina e Hong Kong avanzano e i listini europei restano deboli

I mercati azionari hanno recuperato terreno dopo la reazione iniziale al voto negli Stati Uniti. Alle 8.15, i contratti su Wall Street avevano annullato le perdite: il Dow Jones segnava +0,06%, mentre il Nasdaq limitava il calo allo 0,3%.

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Il segnale arrivato da Washington

A sostenere gli scambi sono stati anche i risultati oltre le previsioni di AMD e Super Micro Computer, due società con una forte esposizione al comparto tecnologico. Il settore aveva risentito maggiormente dei timori legati all'esito elettorale americano.

La disponibilità di Donald Trump ad accettare il risultato e a collaborare con i repubblicani ha contribuito a ridurre la tensione. Gli investitori hanno inoltre accolto positivamente l'attenuarsi del rischio di un'escalation militare in Iran.


L'andamento dei mercati asiatici

In Asia la seduta è rimasta contrastata. Tokyo perdeva l'1,4%, anche a causa del rafforzamento dello yen sul dollaro, mentre Seul guadagnava lo 0,6%. Hong Kong avanzava dell'1,2%.

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Le piazze cinesi mostravano gli incrementi più ampi, con Shanghai in rialzo dell'1,9% e Shenzhen del 3,4%. La Borsa sudcoreana, particolarmente sensibile all'andamento dei titoli legati all'intelligenza artificiale, beneficiava invece del recupero delle società tecnologiche.


Europa ancora in territorio negativo

Il recupero aveva coinvolto anche i contratti sugli indici europei, pur lasciandoli sotto la parità. Quelli sull'Euro Stoxx 50 e sul Dax di Francoforte cedevano lo 0,2%, mentre i future sul Ftse 100 di Londra arretravano dello 0,4%.

Secondo Chris Weston, responsabile della ricerca di Pepperstone, intervistato da Bloomberg, l'ampiezza della vittoria democratica ha sorpreso gli operatori più del risultato in sé. A suo giudizio, la prima reazione è stata una netta rivalutazione dei rischi, perché il mercato ha faticato a stimare l'impatto sulle industrie più esposte alle decisioni del governo.

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