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Economia 1 min di lettura41 min fa

Terziario avanzato, la forza da 150 miliardi ha un doppio freno

Il comparto vale quasi il 4% del Pil e coinvolge un occupato su quattro, ma la crescita resta appesantita dalla scarsità di talenti e dalle ridotte dimensioni aziendali.

Oltre 150 miliardi di euro prodotti e una quota pari a circa un quarto degli occupati: sono i numeri del terziario avanzato, comparto indicato come una delle principali filiere dell’economia nazionale. Il settore, tuttavia, deve fare i conti con due ostacoli: la difficoltà nel trovare competenze e la prevalenza di imprese di dimensioni contenute.

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Un comparto vicino al 4% del Pil

A delineare il peso del terziario avanzato è Luigi Riva, presidente di Confindustria Prom. Secondo la sua valutazione, si tratta della “seconda filiera del Paese”, con un contributo al prodotto interno lordo che sfiora il 4%.

Il valore generato supera i 150 miliardi di euro, mentre gli addetti del comparto rappresentano circa il 25% del totale degli occupati. I dati restituiscono quindi il quadro di un’area ampia e rilevante per il sistema produttivo italiano.

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Talenti e scala frenano le imprese

Alla solidità dei numeri si contrappongono alcune criticità strutturali. Riva ha indicato nella carenza di talenti uno dei principali fattori che limitano le aziende attive nel terziario avanzato.

Un ulteriore elemento di debolezza riguarda la dimensione ridotta delle imprese. La combinazione tra difficoltà nel reperire professionalità e scala contenuta, secondo il presidente di Confindustria Prom, rallenta il pieno sviluppo di una filiera che già oggi pesa in modo significativo sull’economia e sull’occupazione.

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