Tassi Usa, Fidelity prevede due rialzi entro marzo
La Federal Reserve ha confermato il costo del denaro al 3,75-4%, con due dissensi a favore di un aumento.
La Federal Reserve ha mantenuto i tassi Usa tra il 3,75% e il 4%, ma Fidelity International prevede due aumenti entro marzo 2027.
GioiaPura
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Il calendario delle prossime riunioni
Il Comitato di politica monetaria statunitense adotterà nei prossimi due anni un nuovo calendario, articolato su sei riunioni con decisioni sui tassi e due appuntamenti aggiuntivi dedicati alla strategia monetaria. La modifica è stata annunciata dal presidente Warsh durante la conferenza stampa successiva alla riunione.
Secondo Max Stainton, responsabile della strategia macroeconomica globale di Fidelity International, il nuovo assetto lascerà più tempo alla discussione sulla politica monetaria e ridurrà da otto a sei le occasioni annuali per intervenire sul costo del denaro. L’analista ritiene che i due membri del Comitato favorevoli a un incremento di 25 punti base confermino una linea ancora orientata al contenimento dell’inflazione.
Le stime di Fidelity
Fidelity prevede un rialzo a dicembre e un altro a marzo. Stainton non esclude un terzo intervento se le difficoltà globali sul fronte dell’offerta dovessero proseguire anche nel prossimo anno: “Ci aspettiamo altri due rialzi dei tassi, uno a dicembre e uno a marzo, con rischi chiaramente orientati verso la possibilità di un ultimo rialzo aggiuntivo qualora i vincoli sul lato dell’offerta a livello globale dovessero persistere nel corso del prossimo anno”.
La società d’investimento prevede che l’economia statunitense mantenga una crescita sostenuta grazie agli elevati investimenti legati all’intelligenza artificiale. A questo andamento si aggiungerebbero il rafforzamento del mercato del lavoro e condizioni finanziarie progressivamente più rigide.
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La decisione della Federal Reserve
La riunione si è conclusa senza modifiche al livello dei tassi, una scelta già ampiamente attesa dai mercati. Nel comunicato del Comitato è emersa una valutazione più solida sull’attività economica e la volontà di raccogliere ulteriori dati prima del prossimo verdetto.
Warsh ha spiegato che il dato sull’inflazione al consumo di settembre non era compatibile con l’obiettivo della banca centrale. Ha però precisato che la Federal Reserve non intende reagire a una singola rilevazione, preferendo valutare l’evoluzione degli indicatori sottostanti.
Nelle stime di Fidelity, l’inflazione dovrebbe raggiungere circa il 3,4% alla fine del 2026 e scendere al 2,5% nel corso dell’anno successivo. La combinazione tra pressioni sui prezzi e crescita ancora vigorosa potrebbe quindi spingere il Comitato a proseguire con gli aumenti già avviati.
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