Spesa alimentare: +1,7% in valore, volumi in calo
Il valore degli acquisti cresce dell’1,6%, ma alimentari e negozi piccoli registrano cali nei volumi
A settembre i consumi degli italiani hanno perso terreno: le vendite al dettaglio sono scese dello 0,1% nei volumi rispetto allo stesso mese del 2025. L’aumento dell’1,6% in valore riflette quindi soprattutto la crescita dei prezzi.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
Alimentari in calo
La contrazione riguarda anche il comparto alimentare, dove la spesa è salita dell’1,7% in valore ma diminuita dello 0,1% nelle quantità acquistate. Rispetto ad agosto, il volume delle vendite di cibo ha segnato una riduzione dello 0,3%.
Nei primi nove mesi dell’anno il valore degli acquisti alimentari è cresciuto dell’1,9%, mentre i volumi hanno accusato una flessione dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Per i prodotti non alimentari il quadro è simile: +1,5% in valore e -0,2% in volume su base annua.
L’Adusbef ha attribuito il calo alla pressione dei rincari, sostenendo che gli aumenti dei prodotti alimentari «stanno pesando come un macigno sulle tasche degli italiani». L’Unione nazionale consumatori ha parlato di «un Paese fermo», osservando che dopo il periodo estivo gli acquisti non sono aumentati neppure per ricostituire le scorte domestiche.
Cresce il commercio online
Il dato più dinamico arriva dalle vendite via internet, aumentate dell’8,5% in valore e del 7,1% in volume a settembre. La crescita procede a un ritmo molto più rapido rispetto all’andamento complessivo del mercato.
La distribuzione organizzata ha mantenuto sostanzialmente le proprie posizioni. Nei primi nove mesi dell’anno i volumi della grande distribuzione sono aumentati dello 0,6%, mentre i punti vendita di piccole dimensioni hanno perso l’1,2% su base annua a settembre e lo 0,8% nel periodo gennaio-settembre.
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Confesercenti considera questa evoluzione ormai stabile e segnala le difficoltà crescenti del commercio di prossimità, penalizzato dall’espansione degli acquisti digitali.
Le previsioni per fine anno
Il Codacons ritiene che la situazione possa peggiorare nei mesi conclusivi del 2026, alla luce dell’aumento dei prezzi di energia, trasporti e alimentari. A ottobre l’inflazione è infatti salita al 5,4%, dopo il 4,2% registrato a settembre.
Federdistribuzione ha descritto i consumi come deboli, collegandoli all’incertezza economica. L’associazione guarda alla legge di Bilancio, auspicando interventi capaci di rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie e sostenere gli investimenti delle imprese.
Anche Confcommercio ha mantenuto un giudizio prudente: la stagnazione di settembre è stata giudicata coerente con il rallentamento dell’economia nel terzo trimestre. L’ufficio studi della confederazione ha però rilevato segnali di crescita considerando anche automobili e altri servizi, voci escluse dall’indice delle vendite al dettaglio.
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