Raffinerie, la stretta di Urso: giovedì il vertice sulla produzione
Il ministro convoca le società del settore insieme a Pichetto Fratin per valutare come aumentare rapidamente l’offerta destinata a imprese, famiglie e consumatori.
L’urgenza emersa dagli Stati Uniti porterà giovedì al ministero le società di raffinazione attive in Italia. Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin hanno convocato un confronto per individuare interventi capaci di incrementare nel breve periodo la produzione di energia e carburanti necessari al mercato nazionale ed europeo.
La richiesta Usa accelera il confronto
L’iniziativa è stata annunciata da Urso dopo la visita alla raffineria Isab di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha spiegato che il tavolo è stato organizzato appena dagli Stati Uniti è arrivato il segnale di una necessità considerata particolarmente urgente e rilevante.
Al centro della riunione ci sarà la possibilità di agire sia a livello europeo sia attraverso le competenze italiane. L’obiettivo, ha chiarito Urso, è "capire cosa si possa fare di più e meglio, in modo tempestivo e quindi efficace", così da rispondere alle esigenze di imprese, famiglie e consumatori.
Isab resta un presidio strategico
Nel corso della visita, Urso ha attribuito allo stabilimento siciliano un peso significativo per il Paese e per il continente. "Isab può svolgere un ruolo di grande rilievo in Italia e in Europa", ha affermato, ricordando che si tratta della principale raffineria italiana e di una delle più importanti presenti in Europa.
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Il ministro ha inoltre richiamato il decreto legge varato all’inizio del suo mandato, con cui era stata istituita una rete di protezione attorno all’impianto. Secondo Urso, le conseguenze dei conflitti e il taglio delle rotte energetiche hanno reso più evidente la necessità di salvaguardare le raffinerie.
La difesa delle raffinerie europee
Urso ha sostenuto che l’Europa sta affrontando una fase delicata anche perché in diversi Paesi gli impianti sono stati chiusi, mentre l’Italia ha scelto di preservarli. I combattimenti, inizialmente concentrati sul fronte orientale, si sono estesi anche a quello meridionale, compromettendo le vie di approvvigionamento energetico del continente.
A suo giudizio, Isab rappresenta oggi un’infrastruttura ancora più tutelata rispetto al passato, perché è passata sotto il controllo di soggetti italiani. Proprio il ruolo degli impianti rimasti operativi sarà uno dei temi del tavolo convocato per giovedì.
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