Previdenza, l’86,8% vuole scegliere come incassare i risparmi
Le nuove modalità di pagamento conquistano i lavoratori, ma oltre la metà non conosce ancora la riforma e meno di uno su tre si è informato di recente
La previdenza complementare raccoglie fiducia, ma non ancora una conoscenza abbastanza solida da tradursi in nuove adesioni. Il 55% dei lavoratori tra i 18 e i 50 anni ritiene che questi strumenti possano rafforzare la pensione obbligatoria e sostenere il benessere economico nella vecchiaia; tuttavia, il 56,2% non sa quali siano le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2026.
Il dato emerge dall’aggiornamento del settimo Rapporto Assogestioni-Censis. La ricerca mostra soprattutto un forte interesse per la possibilità di decidere in che modo ricevere il capitale accumulato: l’86,8% degli intervistati valuta positivamente la maggiore libertà nella fase di erogazione.
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La flessibilità convince più della riforma
Tra le modalità alternative alla rendita vitalizia, la soluzione preferita è quella dei prelievi scelti liberamente, indicata dal 49,5% del campione. Questa formula permette di ritirare somme senza una cadenza fissa, rispettando i limiti stabiliti dalla legge.
Il 38,7% sceglierebbe invece una rendita con durata prestabilita, cioè pagamenti periodici distribuiti su un periodo collegato alla speranza di vita. L’11,8% opterebbe per ricevere il capitale in più tranche, lungo un arco temporale deciso dall’aderente e comunque non inferiore a cinque anni. Le prime due opzioni sono disponibili dal primo luglio; la terza sarà applicabile dal 31 ottobre e avrà regole fiscali differenti.
Secondo Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, il consenso registrato riflette il bisogno di avere maggiore controllo sul denaro accantonato per il futuro. Arianna Immacolato, direttrice fisco e previdenza di Assogestioni, riassume il nodo in questo modo: «Più possibilità devono andare insieme a informazioni chiare».
Conoscere non basta per aderire
Rispetto a marzo è aumentata la quota di chi ha sentito parlare della riforma: a settembre raggiungeva il 43,8%, contro il 27,2% di sei mesi prima, con un incremento di 16,6 punti percentuali. La conoscenza approfondita resta però limitata al 9,1%, mentre il 34,7% dichiara di avere soltanto un quadro generale.
I giovani mostrano una familiarità maggiore con i cambiamenti: tra i 18 e i 35 anni il livello di conoscenza, completa o sommaria, arriva al 48,6%. La percentuale scende al 43,9% nella fascia 36-45 anni e al 35,7% tra i 46 e i 50. Anche la condizione professionale incide: sono informati il 44,7% dei dipendenti e il 38,9% degli autonomi.
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Negli ultimi quattro mesi soltanto il 28,2% degli intervistati ha cercato notizie sulla previdenza complementare. Tra coloro che si sono informati, il 53,9% ha visitato portali informativi generalisti, il 38,3% ha consultato i siti di banche o compagnie assicurative e il 30,9% si è rivolto a consulenti finanziari o assicurativi. Le fonti istituzionali, tra cui Covip e il ministero del Lavoro, sono state utilizzate dal 22,3%, mentre il 18,4% ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale. Quasi la metà, il 47,2%, ha messo a confronto almeno due fonti.
Consulenti decisivi nelle scelte
Quando si tratta di individuare la formula più adatta, il sostegno di un professionista viene considerato importante dal 76,2% dei lavoratori. Gli strumenti digitali e l’intelligenza artificiale raccolgono invece il consenso del 44,3%, segno che la tecnologia viene vista come un supporto, ma non sostituisce ancora il rapporto con un esperto.
Anche le ragioni che spingono verso un fondo pensione mostrano esigenze concrete. Il 43,1% considera determinante la protezione del capitale, il 40,6% attribuisce peso al possibile risparmio fiscale e il 38,5% guarda alla possibilità di utilizzare le somme prima del pensionamento in caso di necessità.
Fiducia ancora da consolidare
L’87,8% afferma di conoscere gli strumenti della previdenza complementare, ma solo il 24% sostiene di padroneggiarne bene il funzionamento. Per il 63,8% si tratta invece di una conoscenza generale. La distanza tra familiarità dichiarata e comprensione effettiva può contribuire a spiegare perché l’interesse non si trasformi automaticamente in adesione.
Per Immacolato, il passaggio decisivo sarà rendere le informazioni utili alle scelte personali e non limitarle alla spiegazione delle norme. Nel rapporto vengono indicate come condizioni favorevoli anche la stabilità delle regole fiscali e normative, la continuità nell’applicazione della riforma e un periodo sufficiente per verificarne gli effetti.
Tra i temi segnalati da Assogestioni figura infine l’educazione al risparmio previdenziale fin dalla nascita. L’obiettivo è fare della previdenza complementare una conoscenza acquisita presto, così da ridurre nel tempo la distanza tra consapevolezza, fiducia e partecipazione.
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