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Economia 3 min di lettura6 giorni fa

Porto Vecchio, il ricorso divide Trieste e fa esplodere Dipiazza

La contestazione di WWF e Legambiente sul maxi-progetto urbanistico scatena la rabbia del sindaco, mentre comitati e opposizioni chiedono più trasparenza e una Via completa.

Le parole di Roberto Dipiazza sul ricorso degli ambientalisti hanno acceso lo scontro attorno al futuro del Porto Vecchio di Trieste. Il sindaco, ripreso da una tv locale, ha reagito con toni durissimi contro chi contesta il percorso autorizzativo legato al grande intervento sull’area portuale dismessa.

Al centro della disputa c’è la scelta della Regione Friuli Venezia Giulia di non imporre la Valutazione di Impatto Ambientale al partenariato pubblico-privato che dovrà ridisegnare una porzione dello scalo. Per il progetto, che riguarda oltre 60 ettari, sono coinvolti soggetti privati, ma servirà comunque una gara europea.


Il progetto che spacca la città

Porto Chiaro, insieme a WWF e Legambiente, sostiene che l’iter abbia subito una frammentazione artificiosa. Secondo il comitato, il Comune ha accolto la proposta presentata da Costim, società bergamasca attiva nello sviluppo immobiliare, e da due imprese collegate, ma poi ha separato la componente pubblica da quella privata.

In questa lettura, la scelta avrebbe consentito di rinviare l’analisi ambientale su 19 edifici storici destinati alla vendita e sulle relative pertinenze. Poco dopo, su richiesta del Comune, un ulteriore decreto avrebbe autorizzato l’avvio dei cantieri della parte privata prima della chiusura di quelli pubblici.

La preoccupazione dei promotori del ricorso è che il bando venga pubblicato senza aver chiarito nodi e criticità già emersi. Per loro, la pianificazione non può essere dettata dagli interessi dei privati, ma deve restare sotto una regia pubblica.


La rabbia del sindaco e le repliche

Dipiazza ha affidato la sua reazione ai social e alla stampa locale, accusando comitati e cittadini di ostacolare il cambiamento della città. A chi critica il progetto ha rivolto insulti e un messaggio di forte ostilità, collegando il ricorso a una manovra politica contro l’amministrazione.

Le opposizioni hanno risposto con toni opposti. Enrico Sossi, esponente del Movimento 5 Stelle, ha parlato di parole gravi e inaccettabili, ricordando che un sindaco deve rappresentare tutti i cittadini. Riccardo Laterza, capogruppo di Adesso Trieste, ha definito quella del primo cittadino una delle sue uscite peggiori, contestandone l’atteggiamento proprietario verso la città.

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Anche Barbara Chiarelli e Federico Monti, sempre di Adesso Trieste, hanno difeso il diritto al ricorso, spiegando che si tratta di uno strumento previsto dall’ordinamento per contestare un atto della pubblica amministrazione.


La richiesta di una Via completa

Porto Chiaro insiste sulla necessità di una consultazione pubblica finora, secondo il comitato, evitata con cura. Per questo chiede l’annullamento dei due decreti che hanno chiuso negativamente la fase di verifica preliminare, giudicata viziata da omissioni, incongruenze e rinvii tecnici.

Nel manifesto diffuso dal comitato, la prima richiesta riguarda il coinvolgimento di cittadini e Università. Poi vengono indicati come necessari la pubblicazione delle linee guida e degli obiettivi del documento di indirizzo della progettazione, oltre a un confronto aperto con associazioni ed enti interessati allo sviluppo di Trieste.

C’è infine il tema ambientale, considerato decisivo da chi contesta l’impianto del progetto. I censimenti ecologici, osservano i promotori della protesta, sarebbero stati rinviati alla fase esecutiva, cioè quando i cantieri saranno già partiti, con possibili effetti sull’ecosistema marino e sull’area di Miramare.

Sul fondo resta anche la visione del futuro del Porto Vecchio: darsene e marine per maxi yacht, uffici, residence, hotel a quattro o cinque stelle, uno studentato e nuove case. Porto Chiaro ribadisce però di non voler bloccare tutto, ma di chiedere un intervento aperto alla città e non trasformato in un’enclave residenziale di lusso.

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