Pasta, la nuova sfida globale: l’Italia vale il 42% negli Usa
Il mercato mondiale della pasta secca raggiunge 14,6 miliardi di euro, mentre l’Europa torna a crescere e l’Italia rafforza il proprio peso internazionale.
Dai formati più richiesti alle nuove abitudini alimentari, la pasta continua a trasformarsi senza perdere il legame con la tradizione. Nata come elemento centrale della cucina italiana, è diventata anche un simbolo riconoscibile nel mondo e un veicolo della dieta mediterranea.
Il settore non riguarda soltanto produzione e consumi: attorno alla pasta si è sviluppato un patrimonio di ricette, consuetudini e innovazioni che amplia continuamente la scelta dei formati. È questa capacità di rinnovarsi mantenendo una forte identità a renderla una delle espressioni più visibili dell’italianità all’estero.
Formati e consumi oltre i confini
L’evoluzione delle preferenze è stata tra gli argomenti affrontati durante la terza edizione del World Durum and Pasta Forum. Il confronto ha considerato la pasta sia come alimento industriale sia come componente di una filiera internazionale, con particolare attenzione ai formati più prodotti e acquistati.
L’analisi ha inoltre preso in esame le principali aree capaci di influenzare l’andamento del grano duro: Canada, Stati Uniti, Europa, Turchia e Nord Africa. Su questi mercati si concentrano dinamiche commerciali, disponibilità della materia prima e cambiamenti nei consumi che incidono sugli equilibri globali.
Il mercato mondiale torna a muoversi
Le rilevazioni condotte in 60 Paesi indicano, nei dodici mesi conclusi il 28 giugno 2026, un valore complessivo di 14,6 miliardi di euro per la pasta secca. La crescita annuale è stata dello 0,8%, mentre la produzione ha raggiunto 6,9 milioni di tonnellate, con un incremento dello 0,4%.
L’Europa conserva una posizione centrale e rappresenta quasi il 50% del mercato. Dopo una fase più debole, anche i quantitativi venduti nell’area sono aumentati dello 0,9%; nell’Asia Pacifico, invece, il giro d’affari è salito del 2,3%, arrivando a 1,1 miliardi di euro. Nel complesso, la maggior parte dei Paesi osservati mostra segnali di ripresa dei volumi.
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Italia forte tra export e grano duro
Fuori dai confini nazionali, i marchi italiani controllano circa un quarto del comparto della pasta secca. Negli Stati Uniti il loro peso è ancora maggiore e si attesta intorno al 42%, sostenuto da un posizionamento di prezzo generalmente superiore alla media.
Nel 2026 i raccolti italiani di grano duro sono ammontati a circa 3,8 milioni di tonnellate. La macinazione complessiva si è invece collocata tra 6,5 e 6,8 milioni di tonnellate, intervallo calcolato sulla media degli ultimi 5 anni.
A Roma, negli spazi di Palazzo Brancaccio, questi temi hanno riunito operatori italiani e internazionali in occasione del World Durum and Pasta Forum. Tra i partecipanti figuravano Francesco Casillo di Casillo Spa Società Benefit, Marco De Matteis di De Matteis Agroalimentare Spa, Vincenzo Divella di Divella Spa, Angelo Mastrolia di Newprincess Spa, Margherita Mastromauro di Pastificio Riscossa - Unione Italiana Food, Marina Mastromauro di Granoro Spa, Massimo Menna di Pastificio Lucio Garofalo Spa e Nicola Ricci di Molitoria Umbra Srl.
Il quadro degli interventi ha coinvolto anche Dean Arsenie per il mercato canadese, statunitense e messicano, Emilio Ferrari per quello europeo, Tair Batalov per il Kazakistan, Saban Buflanri per la Turchia e Stefania Verini per la produzione e l’export mondiali della pasta. Prezzi, scambi internazionali e prospettive del grano duro hanno completato il confronto sulla leadership dell’Italia nel comparto.
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