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Economia 2 min di lettura6 giorni fa

Ossigeno a pagamento? La clip sul WEF non regge

Un video virale attribuisce al WEF l’idea di far pagare aria, acqua e suolo, ma il discorso di Lindsay Hooper parlava invece di contabilità del capitale naturale e tutela degli ecosistemi.

Il passaggio più discusso del filmato non compare nel discorso originale: Hooper non ha sostenuto che si debba pagare per respirare, e nel video completo non emerge alcuna proposta di monetizzare l’ossigeno.


La frase virale non c’è

Secondo la ricostruzione di Annie Lab, la clip diffusa online taglia una parte centrale dell’intervento e lascia fuori il contesto in cui la relatrice spiega perché i sistemi naturali debbano entrare nei processi decisionali di governi e imprese.


Cosa diceva davvero Hooper

Lindsay Hooper, che è CEO del Cambridge Institute for Sustainability Leadership, figura tra gli invitati della sessione «Understanding Nature’s Ledger», inserita nel programma dell’Annual Meeting of the New Champions di Dalian nel giugno 2024. Non era una dirigente del Forum, ma una partecipante al panel.

Nel suo intervento, Hooper ha messo insieme aria, acqua e suolo come basi su cui si reggono le economie, spiegando che oggi vengono trattati come risorse senza limite e senza prezzo, mentre i danni ambientali restano fuori dalle scelte economiche quotidiane. Da qui la sua conclusione: «Non possiamo fare affari su un pianeta morto».


La proposta riguarda i conti ambientali

La soluzione evocata dalla relatrice si chiama contabilità del capitale naturale: in sostanza serve a misurare quanto un’attività economica dipenda dagli ecosistemi e quanto, al tempo stesso, li comprometta. Non si tratta di un’idea nata al WEF, perché esiste già un quadro delle Nazioni Unite dedicato alla contabilità economico-ambientale.

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Stando all’ONU, più di trenta Paesi hanno già avviato conti degli ecosistemi, mentre la Commissione europea applica lo stesso approccio ai dati degli Stati membri. In un chiarimento successivo, Hooper ha precisato che il suo richiamo era alla protezione della natura, non a restrizioni su aria, acqua o suolo, che a suo avviso devono restare «universalmente accessibili».


Il taglio del video cambia il senso

La versione circolata sui social mostra soltanto i primi due minuti e 55 secondi di un intervento lungo cinque minuti. Proprio la parte finale, che invita mercati e governi a orientare i capitali verso attività meno dannose per il pianeta, è quella che manca nel montaggio virale.

La conclusione del fact-check è netta: l’idea che il World Economic Forum abbia proposto di far pagare l’aria non trova riscontro nel video originale e attribuisce al WEF una tesi mai espressa.

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