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Economia 1 min di lettura8 ore fa

Oltre 7 miliardi grazie all’iperammortamento: Orsini chiede continuità

Il presidente di Confindustria promuove gli incentivi agli investimenti e invita a valutare l’energia senza posizioni ideologiche, chiedendo anche una pausa per l’Ets.

L’iperammortamento ha già prodotto investimenti per oltre 7 miliardi di euro, a fronte dei 2,5 miliardi messi a disposizione dal governo. Per Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, il risultato dimostra l’efficacia della misura e rende necessario mantenerla nel tempo.


Gli investimenti hanno superato le attese

Parlando a margine dell’assemblea di Assolombarda, a Milano, Orsini ha sottolineato che le richieste arrivate nei primi mesi hanno superato ampiamente la dotazione pubblica iniziale. Secondo il presidente di Confindustria, il meccanismo ha contribuito anche all’aumento del prodotto interno lordo.

“L’iperammortamento ha funzionato”, ha affermato Orsini, sostenendo che la politica di sostegno debba proseguire. Il rapporto tra 2,5 miliardi di risorse pubbliche e più di 7 miliardi di investimenti richiesti viene indicato come un elemento particolarmente positivo.


Energia, il nodo resta la competitività

Sollecitato sul possibile ritorno agli acquisti di gas russo, Orsini ha precisato di non voler entrare nel merito della questione, spiegando che non rientra nelle sue competenze. Ha però richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare il tema energetico sulla base delle conseguenze economiche.

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“Non ci può essere ideologia sull’energia”, ha dichiarato. Per il presidente di Confindustria, il costo dell’energia incide direttamente sulla competitività dell’Europa e richiede quindi decisioni concrete.


La richiesta sull’Ets

Orsini ha inoltre annunciato che giovedì sarà impegnato a sostenere la sospensione dell’Ets, il sistema europeo di scambio delle emissioni. A suo giudizio, le misure adottate finora non hanno prodotto una soluzione al problema.

La posizione espressa collega così il tema energetico a quello industriale: da una parte la richiesta di proseguire con gli incentivi agli investimenti, dall’altra la pressione per rivedere gli strumenti che, secondo Confindustria, rischiano di pesare sulla competitività delle imprese.

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