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Economia 1 min di lettura5 ott

Mps, il voto del 29 ottobre può frenare Lovaglio

L’assemblea di Siena dovrà decidere sul futuro delle operazioni per Banco Bpm e Banca Generali, mentre Delfin e Caltagirone hanno già annunciato la loro opposizione

Il futuro delle due operazioni promosse da Mps passa da un’assemblea convocata a Siena il 29 ottobre. Per mantenerle in corsa servirà una maggioranza qualificata, ma il fronte contrario può già contare sul 31% del capitale, secondo quanto emerge dalle posizioni dei principali azionisti.


Il voto decisivo sarà a Siena

L’assemblea dovrà esprimersi sulle Ops riguardanti Banco Bpm e Banca Generali. La soglia richiesta è pari al 66,67% dei voti rappresentati in quella sede: non sarà quindi sufficiente una maggioranza semplice per consentire alle due operazioni di proseguire.

La data del 29 ottobre diventa così il passaggio centrale per il progetto sostenuto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio. L’esito dipenderà dalla composizione del capitale presente al momento della votazione e dalle scelte degli azionisti chiamati a esprimersi.

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Delfin e Caltagirone dicono no

A complicare il percorso c’è la posizione dei primi due azionisti di Mps. Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone sono contrari alle due Ops e, insieme, rappresentano il 31% del capitale.

Entrambi hanno scelto di schierarsi a favore dell’Opas di Intesa. La loro opposizione riduce quindi lo spazio disponibile per raggiungere la soglia necessaria e rende più incerto il risultato dell’assemblea senese.

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