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Economia 4 min di lettura2 ore fa

Midterm Usa, il voto che può frenare Trump e scuotere i mercati

Il 3 novembre 2026 gli americani rinnoveranno Camera e parte del Senato: tra costo della vita, Iran e intelligenza artificiale, ecco gli effetti dei possibili risultati.

Il 3 novembre 2026 gli Stati Uniti torneranno alle urne per le elezioni di metà mandato. Saranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e 35 dei 100 posti al Senato, in un passaggio che potrebbe ridurre sensibilmente lo spazio di manovra di Donald Trump negli ultimi due anni alla Casa Bianca.

A pesare sull'orientamento degli elettori sono soprattutto il costo della vita, il prezzo dei carburanti, i timori sull'impatto dell'intelligenza artificiale sull'occupazione e il sostegno sempre più fragile alla guerra contro l'Iran. I rilevamenti nazionali assegnano ai Democratici un vantaggio vicino agli otto punti, mentre il consenso a Trump è sceso ai minimi recenti e tra i Repubblicani cresce il timore di una base poco motivata.

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Il voto resta aperto a sorprese

Sondaggi e mercati previsionali indicano come esito più probabile una conquista del Congresso da parte dei Democratici. Nella politica statunitense, tuttavia, le previsioni possono essere smentite: le elezioni di metà mandato producono di rado svolte ideologiche radicali, ma possono incidere profondamente sull'agenda presidenziale.

Un Congresso ostile costringerebbe Trump a concentrarsi soprattutto su politica estera e commerciale, oltre che sulle aree nelle quali il presidente dispone di poteri esecutivi più ampi. L'esito del voto potrebbe quindi riflettersi sui conti pubblici, sui rendimenti dei titoli di Stato, sul dollaro e sui mercati energetici.


Se i Repubblicani resistono

La conferma del controllo repubblicano su entrambe le Camere sarebbe oggi l'ipotesi meno accreditata. Per Trump rappresenterebbe però una conferma della linea «Prima l'America» e gli consentirebbe di dedicare l'ultima parte del mandato alla costruzione della propria eredità politica, senza più il vincolo di una rielezione.

In questo quadro potrebbero aumentare i controlli alle frontiere e le espulsioni, mentre i dazi verrebbero usati per spingere i partner internazionali ad allinearsi alle priorità statunitensi. La Casa Bianca potrebbe inoltre insistere affinché i Paesi della NATO spendano di più per la difesa e adottare una linea più dura, sul piano economico e militare, verso l'Iran.

La deregolamentazione diventerebbe un altro pilastro dell'azione presidenziale, insieme agli incentivi per tecnologia, intelligenza artificiale, industria manifatturiera ed energia, sia fossile sia nucleare. Resterebbe però aperto il problema della sostenibilità dei conti: l'aumento delle spese militari difficilmente sarebbe compensato da risparmi nell'amministrazione pubblica o nella sanità, mentre appare poco credibile la promessa di un bonus da 5.000 dollari in caso di vittoria repubblicana.

Per i mercati, un'espansione del disavanzo e il rischio di nuove tensioni in Medio Oriente potrebbero spingere verso l'alto sia i prezzi dell'energia sia i rendimenti obbligazionari. Il decennale potrebbe superare il 5,5%, mentre il biennale si avvicinerebbe al 5%, anche per le pressioni sulla Federal Reserve affinché aumenti i tassi.

In termini ciclici, sarebbe lo scenario più favorevole al dollaro. Rendimenti più elevati, tuttavia, aggraverebbero le difficoltà del sistema finanziario internazionale e metterebbero sotto pressione le valute emergenti, con possibili ripercussioni anche sull'euro attraverso il mercato dei titoli pubblici francesi.

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Una Camera democratica blocca Trump

Un secondo esito prevede la conquista della Camera da parte dei Democratici e la permanenza del Senato nelle mani dei Repubblicani. La composizione attuale della Camera è di 219 Repubblicani e 214 Democratici, con 2 seggi vacanti; al Senato siedono invece 53 Repubblicani, 45 Democratici e 2 indipendenti schierati con i Democratici.

Per ottenere la maggioranza al Senato, i Democratici dovrebbero sottrarre quattro dei 22 seggi contesi e conservare contemporaneamente tutti i 13 seggi già in loro possesso che saranno rinnovati. I sondaggi considerano più agevole la conquista della Camera, mentre la corsa al Senato appare molto più incerta.

Anche senza controllare entrambe le Camere, i Democratici potrebbero paralizzare gran parte dell'agenda legislativa di Trump. Le proposte su spesa e imposte rischierebbero di rimanere ferme, mentre il partito potrebbe usare la maggioranza alla Camera per contestare la costruzione di centri dati nei distretti rappresentati e chiedere maggiore vigilanza sulle società tecnologiche e sull'intelligenza artificiale.

Pressioni analoghe potrebbero riguardare i produttori di combustibili fossili. In assenza di accordo legislativo, Trump avrebbe invece margini più ampi su diplomazia, commercio, sicurezza nazionale, difesa, forze dell'ordine, regolamentazione, nomine e gestione dell'amministrazione.


Iran e bilancio diventano decisivi

Con il Congresso diviso, Iran, dazi e rapporti commerciali potrebbero diventare il centro dell'azione presidenziale. I Democratici avrebbero comunque la possibilità di utilizzare i poteri parlamentari per ostacolare o limitare le iniziative della Casa Bianca, aumentando il rischio di un confronto istituzionale prolungato.

Anche il bilancio resterebbe un punto critico. Il raggiungimento del limite del debito potrebbe offrire solo una tregua temporanea: la questione potrebbe tornare al centro entro la metà dell'estate 2027, quando le probabilità di compromesso tra i due partiti appaiono ridotte.

Il mancato accordo potrebbe provocare un blocco delle attività federali più lungo di quello dell'ottobre scorso, che aveva sottratto un punto percentuale alla crescita del prodotto interno lordo nel quarto trimestre del 2025. In una situazione simile, la Federal Reserve rischierebbe di dover prendere decisioni con informazioni incomplete, perché il governo potrebbe non riuscire a elaborare o pubblicare regolarmente le statistiche economiche.

La Camera è inoltre il luogo in cui vengono avviate le procedure di impeachment. Una maggioranza democratica potrebbe quindi aumentare il livello di controllo politico e istituzionale sull'operato di Trump, aggiungendo un ulteriore fronte di tensione negli ultimi due anni del suo mandato.

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