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Economia 3 min di lettura15 ott

Macerata, la grafite torna nelle batterie: progetto da 5 milioni

Graphirec punta a recuperare una materia prima essenziale dagli accumulatori al litio e a trasformare il sito marchigiano in un riferimento europeo per il riciclo avanzato.

Oltre 20 tonnellate di grafite ad alta purezza sono già state ottenute in via sperimentale e spedite in Norvegia, dove saranno impiegate per fabbricare nuove batterie. È il primo risultato concreto di Graphirec, il progetto che porterà a Macerata un impianto pilota dedicato al recupero della grafite dagli scarti degli accumulatori al litio.

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La grafite diventa il nuovo obiettivo

La struttura dovrebbe essere completata entro la fine del 2027 da Orim, impresa maceratese specializzata nella gestione dei rifiuti industriali e dei metalli critici, insieme a Sima, società della provincia di Chieti attiva nella costruzione di impianti tecnologici. L’iniziativa vale complessivamente circa 5 milioni di euro, di cui 3,2 milioni ottenuti attraverso un programma europeo. La Commissione Europea ha inoltre inserito Graphirec nella piattaforma Innovation Radar.

Il progetto nasce per superare il limite dell’attuale filiera italiana, ancora concentrata soprattutto sulle lavorazioni meccaniche. Due brevetti sviluppati con l’Università dell’Aquila consentiranno di riunire nello stesso impianto trattamenti termici e procedimenti idrometallurgici, così da recuperare e reimmettere nel ciclo produttivo la grafite.

Alfredo Mancini, fondatore e amministratore delegato di Orim nonché vicepresidente dell’Aidic, sottolinea che il materiale è spesso messo in secondo piano rispetto a litio, cobalto e nichel: «La grafite tende a essere trascurata, anche se la Commissione Europea la considera una materia prima critica e il suo recupero può richiedere fino al 90% di energia in meno rispetto all’estrazione mineraria».


Un impianto dentro la filiera europea

La grafite costituisce quasi metà del peso di una batteria e può trovare applicazione nei comparti dell’energia, dell’automobile e dell’elettronica. Il suo recupero viene quindi presentato come una sorta di “miniera urbana”, capace di ridurre la dipendenza dalle importazioni e di rafforzare la disponibilità europea di risorse strategiche.

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Graphirec coinvolge soggetti industriali e accademici distribuiti lungo diversi passaggi della catena continentale delle batterie. L’obiettivo è verificare sul campo un modello che, dopo la fase sperimentale, possa essere ampliato su scala industriale. Per Bruxelles l’iniziativa è già considerata pronta a confrontarsi con il mercato: secondo Mordor Intelligence, il comparto europeo del riciclo delle batterie potrebbe crescere da 19 a 33 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2030.

Mancini indica anche un traguardo più ampio per il continente: «Vogliamo cambiare il modo in cui vengono reperite e utilizzate le materie prime, soprattutto nella produzione di batterie, creando un precedente per nuovi interventi dedicati ai materiali critici e strategici». Oggi l’Europa arriva a importare fino al 90% di queste risorse, mentre le politiche comunitarie puntano a coprirne almeno il 25% attraverso il riciclo entro il 2030.


Orim prepara nuovi investimenti

L’attività su Graphirec si inserisce in un piano di crescita più esteso. Orim, controllata per il 70% dal fondo Xenon, prevede di chiudere il 2026 con ricavi intorno ai 27 milioni di euro.

L’azienda ha inoltre programmato 9,5 milioni di euro per tre forni rotativi e otto reattori con capacità di 8mila litri. Le nuove apparecchiature saranno destinate al recupero di vanadio, cobalto e molibdeno, oltre che di platino e palladio, e serviranno anche a portare la purezza della grafite fino al 99,95%.

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