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Economia 1 min di lettura31 ott

Lavoro giovanile, in Italia 180 euro ogni 100 netti

La simulazione Cna considera una piccola impresa e un assunto di 25 anni, senza incentivi temporanei

In Italia un giovane con 24mila euro netti all’anno può costare a una piccola impresa più di 43mila euro. Il rapporto tra spesa aziendale e stipendio netto supera così i 180 euro ogni 100 incassati dal lavoratore.

Il dato colloca l’Italia al primo posto tra i sei Paesi europei esaminati dalla Cna per il costo ordinario del lavoro giovanile. La distanza è particolarmente ampia rispetto all’Irlanda, dove la stessa somma netta richiede una spesa aziendale di 127 euro.

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Il confronto tra i Paesi europei

La simulazione indica un costo di 178 euro in Germania per ogni 100 euro netti versati al dipendente. Seguono Portogallo con 171 euro, Spagna con 170 e Francia con 166.

Nel calcolo rientrano la retribuzione, le imposte, i contributi previdenziali e il trattamento di fine rapporto. Il confronto è stato costruito considerando una piccola azienda con cinque dipendenti.


La simulazione sul rapporto di lavoro

L’ipotesi riguarda l’assunzione a tempo indeterminato di una persona di 25 anni, single e senza figli. La Cna ha preso in esame il costo sostenuto dall’impresa dopo la conclusione degli eventuali incentivi all’assunzione.

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Secondo l’associazione, le agevolazioni temporanee possono facilitare l’ingresso dei giovani, ma rischiano di creare forti variazioni nella spesa aziendale una volta terminate. Il problema riguarda quindi anche la continuità economica del rapporto dopo la fase iniziale.


La posizione della Cna

Il presidente della Cna, Dario Costantini, ha chiesto di abbandonare la successione di misure a termine. «Non basta incentivare l’assunzione di un giovane, occorre rendere sostenibile anche la sua permanenza in azienda», ha dichiarato.

Costantini ha aggiunto che la riuscita delle politiche occupazionali non dovrebbe essere valutata soltanto in base al numero dei contratti firmati. A suo giudizio, conta soprattutto la possibilità di trasformare quegli ingressi in impieghi stabili e duraturi.

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