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Economia 2 min di lettura14 ott

La talpa di OpenAI finisce in manette: cosa ha trovato l’azienda

Un dispositivo nascosto in una sala riservata ha fatto scattare l’indagine federale, culminata nell’arresto di un dipendente a San Francisco.

L’allarme riguarda una sala destinata agli incontri più riservati di OpenAI, ma per ora non emergono prove di una sottrazione di codici, modelli o dati dei clienti. L’azienda ha comunque individuato e fatto arrestare un dipendente accusato di aver nascosto un apparecchio per registrare le conversazioni negli uffici di San Francisco.

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Il dispositivo era ben nascosto

Il ritrovamento risale al 30 settembre, quando la squadra interna incaricata della sicurezza stava controllando una sala conferenze. L’apparecchio si trovava dietro un televisore, collegato a una porta USB e ricoperto di carta igienica per renderlo meno riconoscibile.

Le immagini diffuse dal Dipartimento di Giustizia mostrano un piccolo dispositivo nero con il marchio “Seeed Studio”. Secondo gli accertamenti dell’azienda, sarebbe stato collocato attorno al 28 settembre e avrebbe potuto captare discussioni relative a «informazioni tecniche, commerciali e strategiche altamente riservate».


L’accusa porta a un dipendente

L’indagine ha portato ad Abdulrahman Alfozan, cittadino saudita entrato in OpenAI nel luglio 2025 come componente del gruppo dedicato allo sviluppo dei prodotti. Gli investigatori sostengono che fosse lui ad aver sistemato il registratore, pur non avendo il permesso di entrare nella sala utilizzata dai dirigenti.

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Alfozan è stato arrestato il 9 ottobre, oltre una settimana dopo la scoperta dell’apparecchio, e si trova ora in custodia federale. È comparso davanti a un tribunale di San Francisco; OpenAI lo ha licenziato nello stesso giorno dell’arresto.


Nessuna prova di dati sottratti

Per risalire all’autore del gesto, OpenAI ha dichiarato di aver impiegato anche i propri sistemi di intelligenza artificiale nell’analisi del dispositivo e degli elementi raccolti. L’episodio si inserisce in un clima di crescente attenzione sulla protezione delle tecnologie avanzate, mentre diversi Paesi competono per sviluppare strumenti sempre più potenti.

In una comunicazione pubblicata sulla piattaforma X, l’azienda ha precisato: «Al momento, non abbiamo indicazioni che questo individuo abbia avuto accesso o sottratto in modo improprio pesi di modelli, codice sorgente o dati dei clienti». L’inchiesta del Dipartimento di Giustizia statunitense dovrà ora chiarire l’obiettivo della registrazione e l’eventuale uso delle informazioni raccolte.

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