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Economia 3 min di lettura13 ott

Iveco, il nodo dei due anni: Tata rassicura ma i sindacati chiedono di più

Al ministero il nuovo proprietario conferma investimenti, stabilimenti e ricerca in Italia, mentre resta aperta la questione delle garanzie occupazionali di lungo periodo.

La rassicurazione sul futuro industriale di Iveco si scontra con un limite che preoccupa i sindacati: la tutela dell’occupazione italiana, riferita a circa 14mila lavoratori, sarebbe vincolata a una clausola di durata biennale. È questo il principale punto emerso dal confronto convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy dopo il passaggio della storica azienda di veicoli commerciali e autobus a Tata Motors.

La nuova proprietà ha ribadito che l’Italia resterà uno dei pilastri del gruppo, ma per le organizzazioni dei lavoratori gli impegni annunciati dovranno essere trasformati in un progetto industriale stabile, con garanzie che vadano oltre il breve periodo.

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La garanzia biennale non basta

Fim Cisl e Fiom hanno accolto con prudenza le indicazioni arrivate dall’incontro. Stefano Boschini e Ferdinando Uliano, rispettivamente coordinatore nazionale Fim Cisl Automotive e segretario generale della federazione, hanno chiesto che gli impegni vengano verificati e approfonditi, perché non si limitino a una prospettiva temporanea.

Samuele Lodi, responsabile del settore automobilistico per la Fiom-Cgil, ha invece sollecitato il Governo a ottenere da Tata Motors garanzie più estese sui posti di lavoro, sulla ricerca, sullo sviluppo e sulla produzione. «Rispetto agli impegni non finanziari, è necessario che il Governo pretenda che ci siano garanzie per il nostro Paese oltre i due anni», ha affermato.


Investimenti confermati nei quattro impianti

Durante la riunione, Olof Persson, amministratore delegato di Iveco Group, ha illustrato gli investimenti già realizzati nei quattro siti produttivi italiani, per un valore complessivo di circa 76 milioni di euro. La ripartizione comprende 35 milioni destinati a Torino, 15 a Foggia, 14 a Suzzara e 12 a Brescia.

Girish Wagh, amministratore delegato di Tata Motors Commercial Vehicles, ha indicato nell’Italia un elemento centrale per la prossima fase di sviluppo. Nel suo intervento ha richiamato il valore degli stabilimenti, delle competenze tecnologiche presenti nel Paese e della rete nazionale dei fornitori.

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Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm con delega al comparto automobilistico, ha definito positivi gli impegni illustrati, chiedendo però che siano accompagnati da un nuovo piano industriale per tutte le fabbriche italiane. «Accogliamo positivamente gli impegni di Tata Motors, ma devono tradursi in un nuovo piano industriale di sviluppo per tutti gli stabilimenti italiani», ha dichiarato, invocando un confronto serrato.


Urso rilancia il valore strategico

Il ministro Adolfo Urso ha descritto Iveco come una risorsa decisiva per l’industria nazionale e ha collegato le promesse della nuova proprietà alla necessità di un effettivo rilancio produttivo. «Iveco è un patrimonio strategico dell’industria italiana, un orgoglio del Made in Italy», ha detto al termine del confronto.

Secondo il ministro, la priorità resta assicurare la continuità delle attività e proteggere i livelli occupazionali, senza disperdere il patrimonio tecnico accumulato dal gruppo. La posizione del Governo coincide quindi con quella espressa dai sindacati sulla necessità di controllare l’attuazione degli impegni.

Il progetto che Tata Motors dovrà predisporre punta a consolidare Iveco come realtà organizzata attorno a due poli industriali, uno europeo e uno indiano. Le due aree dovrebbero rivolgersi a mercati complementari e sviluppare possibili sinergie, ma la partita italiana resterà legata alla solidità delle garanzie successive ai primi due anni.

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