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Economia 2 min di lettura30 min fa

Iveco, 76 milioni per gli impianti italiani: ora Tata deve passare ai fatti

Il gruppo conferma gli stanziamenti per Torino, Foggia, Suzzara e Brescia, mentre il governo annuncia controlli su occupazione e produzione.

Il futuro degli stabilimenti Iveco in Italia passa da un piano da oltre 76 milioni di euro previsto per il 2026. Le risorse, confermate dall’amministratore delegato Olof Persson durante il confronto al Mimit, dovranno sostenere la presenza produttiva nazionale e la competitività del gruppo sui mercati esteri.

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Quattro stabilimenti al centro del piano

La quota maggiore, pari a 35 milioni di euro, sarà destinata al sito di Torino. Seguono Foggia con 15 milioni, Suzzara con 14 milioni e Brescia con 12 milioni: una ripartizione che coinvolge tutti i principali impianti italiani indicati durante la riunione.

Per Foggia è stato inoltre ricordato l’intervento già realizzato da Fpt Industrial, che ha investito 37 milioni di euro per trasferire nel sito la produzione del motore F5. L’operazione si aggiunge agli stanziamenti programmati per il prossimo anno e rafforza il ruolo dello stabilimento nella rete industriale del gruppo.


Tata punta su un impegno duraturo

Nel corso dell’incontro, Tata Motors ha ribadito quanto l’Italia sia importante nella strategia futura di Iveco. Il gruppo ha confermato gli impegni annunciati in precedenza e ha chiarito che il proprio investimento guarda a un periodo più ampio rispetto alle garanzie non finanziarie, fissate su una durata biennale.

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Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha definito Iveco “un patrimonio strategico dell’industria italiana e un orgoglio del Made in Italy”, chiedendo che le promesse si trasformino in un effettivo rafforzamento delle attività nel Paese. Secondo il ministro, le prossime settimane saranno decisive per il comparto automobilistico europeo.


Il governo sorveglierà gli impegni

Urso ha inoltre ribadito la posizione italiana sulla neutralità tecnologica: l’Europa, a suo giudizio, dovrebbe sostenere tutte le soluzioni capaci di contribuire alla riduzione delle emissioni, senza danneggiare la forza delle imprese né i livelli occupazionali.

Il Mimit continuerà a verificare l’attuazione degli accordi e delle condizioni fissate dall’esecutivo. Nel controllo rientreranno occupazione, continuità della produzione, sviluppo tecnologico, ricerca e tutela del patrimonio industriale.

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