Intesa completa i via libera per il controllo di Mps
Domani a Siena atteso il 65-70% del capitale; Intesa ha completato le autorizzazioni per l’acquisizione
Il piano di Luigi Lovaglio dovrebbe essere respinto dall’assemblea di Mps convocata domani a Siena. Una quota vicina al 40% del capitale ha già annunciato il voto contrario, a fronte dei due terzi necessari per approvare le operazioni.
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Intesa completa le autorizzazioni
Intesa Sanpaolo ha ottenuto anche gli ultimi nulla osta preventivi delle autorità estere richiesti per rilevare il controllo di Mps e delle società controllate e partecipate. Dopo il via libera della Bce, la condizione prevista per rendere efficace l’offerta può quindi considerarsi soddisfatta.
La Consob dovrà approvare il documento relativo all’offerta entro dieci giorni dal rilascio dell’ultima autorizzazione di settore. L’operazione del gruppo guidato da Carlo Messina prevede un rilancio di 25 centesimi deciso all’inizio di ottobre e il ritiro dell’offerta su Mps se l’assemblea darà il via libera al piano alternativo.
Lovaglio punta ancora alla fusione
L’amministratore delegato del Monte conta ancora sull’approvazione del progetto costruito attorno all’acquisto delle quote in Banco Bpm e Banca Generali, alla distribuzione di un dividendo da 4 miliardi e alla fusione con Mediobanca. La soglia dei due terzi e l’invito di Intesa a non sostenere il piano rendono tuttavia difficile il risultato.
L’assemblea si terrà dalle 10 nel centro direzionale di via Mazzini, a Siena. All’esterno è previsto un presidio di Cgil, Cisl e Uil, schierato a difesa dell’integrità della banca.
Il voto atteso dei soci
Per la riunione è prevista una partecipazione compresa tra il 65% e il 70% del capitale. Non saranno presenti il Tesoro, titolare del 4,9%, che ha scelto di non intervenire per non incidere sulle dinamiche di mercato, e Banco Bpm, che detiene il 3,7% e non voterà per evitare un possibile conflitto d’interessi.
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Il punto centrale dell’ordine del giorno riguarda le due offerte su Banco Bpm e Banca Generali. La loro approvazione farebbe decadere l’operazione promossa da Intesa Sanpaolo; tra gli altri temi figurano l’acquisto del 13,2% di Generali, la riduzione del capitale da destinare a riserva disponibile e la fusione con Mediobanca.
Contrari e favorevoli al piano
Hanno comunicato l’intenzione di votare contro Delfin, con il 17,6%, Caltagirone, al 13,5%, Norges Bank, al 3%, Benetton, all’1,45%, Goldstone, tra l’1% e il 2%, Praude, allo 0,7%, e Fondaco, allo 0,4%. A questo gruppo potrebbero aggiungersi numerosi investitori istituzionali, orientati dalle valutazioni negative di Iss e Glass Lewis sui rischi legati all’esecuzione dell’operazione e alle divisioni presenti nel consiglio di amministrazione.
La Fondazione Mps, pur disponendo soltanto dello 0,2% e non potendo modificare gli equilibri numerici, ha confermato il sostegno al progetto. La Deputazione Amministratrice ha approvato all’unanimità il voto favorevole su tutti i punti, ordinari e straordinari, dopo l’indirizzo espresso dalla Deputazione Generale a tutela dell’“indipendenza strategica”, dell’“integrità” e dell’“identità” di Mps.
Anche Plt Holding, società della famiglia Tortora che ha ricandidato Lovaglio, voterà a favore. Pierluigi Tortora ha confermato: “Coerentemente con il percorso fino a qui seguito domani in assemblea appoggeremo il piano di Lovaglio, inclusa la fusione con Mediobanca”. La società ritiene che la proposta possa creare valore per la banca, gli azionisti e gli altri portatori di interesse.
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