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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Interruzioni ai valichi alpini: danni da 1,5 miliardi l’anno

Sulle direttrici verso l’Europa viaggiano ogni anno 200 milioni di tonnellate di merci su strada e ferrovia

Le interruzioni ai valichi alpini possono costare fino a 1,5 miliardi di euro ogni anno all’economia italiana.

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La proposta per i valichi

Unioncamere chiede che i passaggi alpini vengano classificati come infrastrutture economiche strategiche. Lo studio realizzato da Uniontrasporti indica inoltre la necessità di una regia europea, affiancata da strumenti digitali per coordinare i flussi di merci.

Il documento suggerisce anche di rendere obbligatoria, prima di ogni limitazione programmata, una stima delle conseguenze economiche. Tra le indicazioni figura il sostegno al trasferimento dei trasporti verso soluzioni intermodali e l’adozione di un controllo costante sui costi provocati dai blocchi per aziende e sistema produttivo.

Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha definito i valichi alpini «la spina dorsale logistica dell’integrazione economica europea» in occasione della presentazione. Secondo Prete, l’efficienza dei collegamenti incide sulla capacità competitiva delle imprese, mentre rallentamenti e chiusure possono aumentare le spese, ritardare le consegne e rendere meno affidabili le catene di fornitura.


Merci e interscambio con l’Ue

Ogni dodici mesi circa 200 milioni di tonnellate di prodotti attraversano l’arco alpino tra camion e ferrovia. Le merci percorrono le principali rotte che collegano l’Italia ai mercati del continente.

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Il valore di questi scambi equivale al 90% dell’interscambio commerciale complessivo dell’Italia con gli Stati dell’Unione europea. Nel 2025 il valore ha toccato quota 665 miliardi di euro, salendo a 750 miliardi se si includono anche Regno Unito e Svizzera.


Lo studio presentato alla Camera

I dati arrivano da una ricerca commissionata da Unioncamere a Uniontrasporti e illustrata alla Camera dei Deputati. L’analisi prende in esame gli effetti delle crisi che interessano i collegamenti alpini, comprese le situazioni in cui più direttrici risultano limitate nello stesso periodo.

Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti, ha illustrato le proposte operative contenute nel rapporto. Il monitoraggio economico permanente dovrebbe consentire di quantificare con continuità le perdite e gli altri oneri sostenuti dalle imprese quando la circolazione stradale o ferroviaria viene interrotta.

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