Inflazione, ottobre può sfiorare il 5%: il petrolio restringe le vie d’uscita
Confcom stima un aumento dei prezzi del 4,7% e avverte sul possibile superamento del 2% dell’inflazione di fondo, mentre consumi e Pil resistono
Il caro-energia torna a mettere sotto pressione le prospettive economiche. Per ottobre Confcom stima un’inflazione al 4,7% misurata dall’indice Nic, con il traguardo del 5% ormai vicino; intanto, consumi e Pil mostrano una tenuta che contribuisce a contenere il quadro negativo.
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Il petrolio alimenta l’allarme sui prezzi
Secondo le valutazioni di Confcom, le tensioni lungo la filiera energetica restano il principale fattore di rischio per i prezzi. La situazione internazionale, ancora complessa, potrebbe infatti favorire una nuova accelerazione dell’inflazione.
A pesare sono soprattutto le quotazioni del Brent, indicate tra 100 e 110 dollari al barile. In questo scenario, l’organizzazione avverte che il margine per evitare risultati peggiori si riduce progressivamente.
Inflazione di fondo oltre il 2%
La previsione per ottobre è pari al 4,7%, ma il livello del 5% appare sempre più vicino. Confcom segnala inoltre la possibilità che anche l’inflazione di fondo, depurata dalle componenti più volatili, superi il 2%.
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«Il 5% è, purtroppo, in vista», osserva Confcom, sottolineando però che il risultato non è ancora inevitabile. Le prospettive restano aperte, anche se ogni giorno di quotazioni elevate del petrolio rende più difficile scongiurare gli scenari peggiori.
Consumi e Pil conservano la tenuta
Nonostante i rischi legati all’energia e all’aumento dei prezzi, le previsioni dell’organizzazione indicano una sostanziale resistenza dei consumi e del prodotto interno lordo.
La tenuta di queste due componenti rappresenta l’elemento meno negativo del quadro delineato da Confcom. Tuttavia, l’evoluzione dell’inflazione dipenderà soprattutto dalla durata delle tensioni sulla filiera degli energetici e dall’andamento del Brent.
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