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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Ex Ilva, stop ai presidi: Taranto guarda al vertice del 27 ottobre

I lavoratori hanno deciso di liberare subito le strade e concludere la protesta alle 23, mentre cresce l’attesa per il confronto con il Governo e per la nuova cassa integrazione.

La mobilitazione dell’ex Ilva e delle aziende dell’indotto cambia forma dopo giorni di tensione sulle strade tarantine. L’assemblea riunita questa mattina ha stabilito la rimozione immediata dei presidi, compreso quello davanti alla raffineria Eni, e la conclusione dello sciopero alle 23. La scelta serve anche a far ripartire le autocisterne, in un momento in cui il carburante scarseggia in Puglia e negli aeroporti della regione.

La decisione arriva mentre si avvicinano due appuntamenti ritenuti decisivi dai sindacati: il passaggio del 20 ottobre davanti alla Corte di Cassazione e la riunione convocata a Palazzo Chigi per il 27 ottobre alle 17. Sullo sfondo resta anche la scadenza del 9 novembre, entro la quale Acciaierie d’Italia dovrà depositare le proprie offerte.

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I presidi lasciano spazio al confronto

Durante l’assemblea non sono mancate contestazioni. Alcuni lavoratori hanno espresso insoddisfazione, sostenendo di non aver ottenuto ancora risultati concreti, ma le organizzazioni sindacali hanno chiesto di evitare spaccature proprio alla vigilia degli incontri istituzionali.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, tra gli esiti della protesta ci sono la convocazione del Governo e l’intesa raggiunta il giorno precedente in Regione Puglia. Il documento coinvolge istituzioni locali e forze politiche sulle richieste della mobilitazione, dalla decarbonizzazione dello stabilimento alle misure straordinarie per il personale: incentivi per l’uscita anticipata e agevolazioni pensionistiche legate all’esposizione all’amianto e agli agenti inquinanti.


I sindacati chiedono una linea comune

Luigi Bennardi, esponente della Uilm, ha invitato i lavoratori a preparare una proposta condivisa per il vertice romano, sottolineando che compattezza e partecipazione saranno determinanti. Un delegato sindacale ha sintetizzato la posizione con queste parole: «Dobbiamo essere uniti, altrimenti saremo perdenti».

Francesco Brigati della Fiom Cgil considera la convocazione a Palazzo Chigi un risultato della pressione esercitata, ma non la conclusione della vertenza. Biagio Prisciano della Fim Cisl ha invece attribuito l’accordo regionale al sacrificio dei dipendenti e ha sostenuto che, dopo l’adesione delle istituzioni pugliesi, il Governo non avrebbe più giustificazioni per rinviare le risposte.

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Dopo il 27 ottobre può ripartire la protesta

I sindacalisti puntano a presentarsi a Roma con una partecipazione ampia. Prisciano ha ricordato che l’incontro è stato ottenuto grazie alla mobilitazione di Taranto, mentre a Genova lo sciopero è stato revocato senza che si arrivasse a un confronto analogo con l’esecutivo.

La tregua resta quindi condizionata all’esito del vertice. Se le risposte non saranno giudicate sufficienti, i rappresentanti dei lavoratori hanno già prospettato una nuova fase di mobilitazione. Tra le critiche emerse in assemblea c’è anche la scarsa presenza ai presidi, dove secondo i sindacati si sono visti troppo spesso gli stessi partecipanti.


Acciaierie d’Italia prepara altri esuberi temporanei

Nel frattempo, Acciaierie d’Italia sta informando numerosi dipendenti dell’avvio della cassa integrazione a zero ore. La misura avrebbe interessato inizialmente la sede di Milano e starebbe ora raggiungendo anche lo stabilimento di Taranto; il personale del centro ricerche tarantino, inoltre, è in ferie forzate da una settimana.

L’azienda avrebbe già predisposto una nuova domanda di cassa integrazione straordinaria, che potrebbe essere trasmessa nella giornata di oggi. Attualmente l’autorizzazione riguarda 4.500 lavoratori del gruppo, di cui 3.800 a Taranto. Nei giorni scorsi è stata inoltre comunicata una procedura per il sito di Salerno, destinata a coinvolgere 38 dei 40 dipendenti.

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