Imprese italiane, 1.105 operazioni M&A nei primi nove mesi
I ceo indicano rischi diffusi e puntano su decisioni rapide, catene più solide e innovazione misurabile
Le imprese italiane stanno rivedendo strategie e processi per affrontare un’incertezza ormai strutturale. Nei primi nove mesi del 2026 hanno annunciato 1.105 operazioni di fusione e acquisizione, il 15% in più rispetto alle 958 dello stesso periodo del 2025.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
Rischi diffusi per le aziende
L’ultimo EY-Parthenon Ceo Outlook, realizzato coinvolgendo 50 amministratori delegati italiani, descrive un insieme di pressioni ravvicinate, senza un unico fattore dominante. La volatilità macroeconomica è indicata dal 42% dei manager, seguita dall’instabilità normativa e delle politiche pubbliche, al 40%.
Interruzioni degli scambi e delle catene di fornitura preoccupano il 38% degli intervistati, mentre il 36% cita tensioni geopolitiche, instabilità e conflitti. A queste variabili si aggiunge il rincaro dell’energia, tornato a pesare con maggiore intensità dall’inizio di settembre e capace di rendere più complessa la previsione di costi, margini e investimenti.
Secondo Marco Daviddi, managing partner di EY-Parthenon in Italia, le aziende stanno abbandonando una gestione occasionale del rischio per adottare una capacità di adattamento organizzata, basata su solidità operativa, innovazione e tempi decisionali più brevi. L’82% dei ceo considera ormai superato il modello di catene globali progettate soprattutto per ridurre i costi, mentre il 72% ritiene che la rapidità dei cambiamenti abbia reso in gran parte inadatta la pianificazione tradizionale su tre anni.
Acquisizioni e trasformazione
Il valore complessivo delle operazioni annunciate nei primi nove mesi, limitatamente ai casi in cui è disponibile, ammonta a 35,6 miliardi di euro, contro i 57 miliardi dello stesso periodo del 2025. La dimensione media delle transazioni è quindi diminuita. Il consolidamento di comparti e filiere resta il principale obiettivo strategico, presente in circa il 79% delle operazioni.
L’industria raccoglie il 28% delle transazioni, in aumento dal 23% del 2025. Seguono beni di consumo con il 13%, servizi e tecnologia con il 12% ciascuno, quindi energia e servizi pubblici con l’11%. All’estero le aziende italiane hanno concluso 235 acquisizioni, contro le 239 dell’anno precedente, per un valore aggregato di circa 19,5 miliardi di euro. Il 55% di queste operazioni si concentra in Spagna, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Francia.
I fondi di private equity e infrastrutturali hanno realizzato circa 525 operazioni su società italiane, rispetto alle 422 dei primi nove mesi del 2025. Il controvalore è però sceso da 21,4 a circa 13,5 miliardi di euro. Gli investitori finanziari costituiscono il 48% circa degli acquirenti di imprese italiane, mentre il 56% delle operazioni condotte dai fondi di private equity è passato attraverso aziende già presenti nei portafogli.
L’integrazione dopo l’acquisizione assume così un peso maggiore nella creazione di valore. Più della metà dei ceo italiani prevede inoltre di realizzare operazioni di fusione o acquisizione nei prossimi dodici mesi, considerate uno strumento selettivo per accelerare il cambiamento, ampliare le competenze e riorganizzare il portafoglio aziendale.
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L’intelligenza artificiale è indicata dal 60% dei ceo italiani come una delle principali fonti di produttività, contro il 50% dei dirigenti a livello globale. Tuttavia, soltanto il 16% degli amministratori delegati nel mondo dispone di strumenti efficaci per misurare costi e rendimento degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Per EY-Parthenon, il vantaggio non dipenderà soltanto dall’accesso alla tecnologia, ma anche dalla disponibilità di dati proprietari, competenze specialistiche, conoscenza dei settori e capacità di trasformare le informazioni in decisioni.
Moda, lusso e bellezza
Dopo più di dieci anni di crescita, il mercato mondiale della moda e del lusso, che nel 2025 valeva 1.443 miliardi di euro, dovrebbe rimanere quasi stabile nel 2026. I beni personali di lusso, scesi a 358 miliardi di euro nel 2025, potrebbero registrare una ripresa contenuta. Il comparto della bellezza segue invece un andamento più dinamico: cura della pelle, prodotti per capelli, trucco e profumi sono stimati in crescita di circa il 6% annuo fino a raggiungere 767 miliardi di euro nel 2030.
L’indagine EY Luxury Client Index 2026, condotta su 1.631 clienti aspirazionali del lusso in 11 mercati, Italia compresa, rileva consumatori più prudenti e selettivi. La valutazione riguarda soprattutto qualità, prodotto, marca ed esperienza: il 75% degli intervistati tornerebbe ad acquistare da un marchio capace di offrire esperienze esclusive, ma il 30% dichiara di non averne ricevuta nessuna negli ultimi dodici mesi.
Si fanno strada anche nuove modalità di acquisto e di rapporto con le maison. Il 62% dei partecipanti prenderebbe in considerazione un prodotto usato certificato venduto direttamente dal marchio, mentre il 63% valuterebbe un abbonamento dedicato ai beni di lusso.
Nel settore italiano, le operazioni di fusione e acquisizione sono passate dalle 83 del 2023 alle 78 del 2024 e alle 69 del 2025. Nei primi nove mesi del 2026 sono state 41, contro le 43 dello stesso periodo dell’anno scorso. È però cambiata la componente internazionale: le transazioni transfrontaliere rappresentano il 66% del totale, dal 40% del 2025, anche per effetto dell’aumento delle acquisizioni estere realizzate da investitori italiani, salite dal 2% al 27%.
L’analisi condotta da EY-Parthenon su circa 800 fondi, family office e holding, oltre che su più di 4.000 società partecipate, individua circa 370 investitori presenti nei comparti moda, lusso, bellezza e cura della persona. Di questi, circa 90 hanno attività o partecipazioni in aziende italiane. Nel settore, la conoscenza dell’industria e la capacità di riconoscere il potenziale di un marchio pesano più di una valutazione esclusivamente finanziaria.
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