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Economia 1 min di lettura10 ore fa

Il nodo della manovra: appena 4,8 miliardi aggiuntivi

La flessibilità europea vale 14,4 miliardi sulla carta, ma le risorse realmente nuove si restringono e lasciano margini limitati oltre energia e difesa.

Il dato più pesante per la prossima manovra è la distanza tra le risorse annunciate e quelle effettivamente disponibili: dei 7,2 miliardi destinati alla difesa nel 2027, soltanto 4,8 rappresentano fondi aggiuntivi. La parte restante era già inserita nei conti pubblici.


Le risorse nuove sono meno del previsto

Il quadro complessivo indica una flessibilità da 14,4 miliardi, ma la dotazione utile per costruire la manovra parte in concreto da circa 12 miliardi. La differenza dipende dal fatto che una quota degli stanziamenti per la difesa non costituisce nuova spesa, bensì può essere ricondotta all’interno del meccanismo appena autorizzato.

Il margine residuo appare quindi ristretto. La crisi del debito rende più difficile reperire ulteriori coperture, mentre una riduzione di altre voci di bilancio rischierebbe di risultare impopolare. Per tasse, pensioni e sostegno alle imprese, di conseguenza, lo spazio potrebbe restare molto limitato.

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Bruxelles apre, ma non senza vincoli

La Commissione europea ha espresso giovedì una valutazione favorevole sulla Nec, la clausola nazionale di salvaguardia riferita a energia e difesa. Si tratta del primo passaggio positivo per l’utilizzo della flessibilità richiesta dall’Italia.

L’autorizzazione non equivale però alla disponibilità di 14,4 miliardi interamente liberi. Il meccanismo consente di valorizzare anche somme già previste nei bilanci, mentre soltanto una parte dell’importo collegato alla difesa può essere considerata realmente aggiuntiva.

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