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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Il doppio argine delle Pmi italiane: indice a 47,6, export ai massimi

Le imprese della Penisola resistono alle tensioni internazionali grazie alla domanda estera e a prospettive ancora positive su produzione, occupazione e prezzi

Le vendite italiane all’estero continuano a rappresentare uno dei principali sostegni per le piccole e medie imprese. Nonostante i dazi statunitensi e l’aumento dei costi energetici, nei dodici mesi terminati a luglio 2026 l’avanzo commerciale dei beni ha raggiunto circa 54 miliardi di euro, pari al 2,4% del Pil, mentre il saldo al netto dell’energia è arrivato a circa 104 miliardi.

Anche l’indicatore AcomeA Pmi Tracker offre un segnale di parziale tenuta: a settembre si è portato a 47,6, il valore più elevato da giugno 2023. La soglia di 50, che separa contrazione ed espansione, non è ancora stata superata, ma il miglioramento ha coinvolto tutte le componenti dell’indice.

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L’export sostiene la resilienza

Le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono cresciute del 2,3% su base annua e restano su livelli record. A trainare l’incremento è soprattutto il comparto farmaceutico, che a dicembre registrava un aumento vicino al 30% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Risultati importanti arrivano anche dai settori collegati alla crescita degli investimenti mondiali nell’intelligenza artificiale. A luglio le macchine generatrici di energia hanno segnato un progresso annuo del 13%, mentre macchine per ufficio e computer sono aumentati del 28,6%. Il dato indica che diverse aziende italiane stanno beneficiando della domanda legata a questa trasformazione tecnologica.

L’incremento del valore delle esportazioni riflette in parte l’effetto dei prezzi e non soltanto l’aumento delle quantità vendute. Tuttavia, la capacità di mantenere il giro d’affari all’estero conferma che le imprese conservano un certo margine nella definizione dei prezzi, anche in una fase segnata da energia più costosa.


Produzione e occupazione guardano avanti

Il miglioramento del Pmi Tracker rispetto all’inizio dell’anno non dipende da un’unica voce, ma interessa l’intero insieme degli indicatori. Le attese su produzione e occupazione rimangono sopra quota 50: prevale quindi la previsione di un aumento sia dell’attività sia degli organici.

Il quadro degli ordini resta invece più fragile. Le valutazioni sugli ordinativi complessivi e sulle commesse provenienti dall’estero sono ancora in area di contrazione, sebbene si siano stabilizzate su livelli migliori rispetto a quelli di inizio anno.

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Particolarmente significativo è il dato sulle aspettative dei prezzi di vendita, pari a 58,2. La maggioranza degli imprenditori prevede nuovi aumenti, probabilmente per assorbire almeno in parte la crescita dei costi produttivi e difendere i margini. La dinamica segnala comunque che le Pmi italiane non hanno perso del tutto il potere di prezzo.


In Borsa emerge una selezione netta

Dall’inizio dell’anno i principali indici azionari italiani hanno conservato una variazione positiva, con l’eccezione dello Star. Il segmento Egm ha fatto meglio, segnando un +9,4% e superando i risultati di mid cap e small cap, anche se la debolezza mostrata a settembre ha confermato la distanza crescente tra i singoli titoli.

Le opportunità legate all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori e all’energia, tra fonti rinnovabili e petrolio, coinvolgono anche numerose imprese di dimensioni ridotte. Sul mercato Egm è ripresa l’attività di quotazione, ma le operazioni hanno avuto mediamente dimensioni e raccolte più contenute.

Il bilancio tra nuove ammissioni e cancellazioni dal listino resta tuttavia negativo per il terzo anno consecutivo. La crescita complessiva dei mercati, quindi, convive con una selezione rigorosa degli investitori e con risultati sempre più concentrati su alcuni nomi.


Restano i rischi dello scenario globale

Il Governo ha rivisto al rialzo all’1,0% la previsione di crescita del Pil per il 2026, dal precedente 0,6% indicato ad aprile. Nello scenario aggiornato pesa anche una stima più favorevole per le esportazioni, corretta verso l’alto di 2,3 punti percentuali.

Non mancano però elementi di vulnerabilità. Costi energetici elevati, tassi d’interesse in aumento e ampliamento degli spread sovrani continuano a condizionare il contesto internazionale. L’Italia, importatrice netta di energia, ha visto crescere la spesa energetica, ma il peggioramento è stato compensato dal rafforzamento del saldo relativo agli altri beni.

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