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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Debito pubblico, agosto porta una sorpresa: calano anche le entrate

Nei primi otto mesi del 2026 il gettito fiscale statale ha raggiunto 391,2 miliardi, con una crescita di 9,4 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nei primi otto mesi del 2026 il gettito fiscale statale ha raggiunto 391,2 miliardi, con una crescita di 9,4 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento complessivo è quindi pari al 2,5%.

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Il fisco cresce anche ad agosto

La sola raccolta di agosto si è attestata a 56,7 miliardi. Rispetto allo stesso mese del 2025, il risultato evidenzia un aumento dell’1,2%, equivalente a 0,7 miliardi.

I dati sulle entrate accompagnano l’aggiornamento mensile dei conti pubblici diffuso da Bankitalia, che comprende anche le informazioni sull’andamento del debito delle Amministrazioni pubbliche.


Il debito scende di 6,1 miliardi

A fine agosto l’indebitamento pubblico ammontava a 3.200,8 miliardi, con una riduzione di 6,1 miliardi su luglio. A determinare il calo è stata soprattutto la contrazione della liquidità del Tesoro, diminuita di 16,6 miliardi fino a quota 59,1 miliardi.

Su questo risultato hanno agito in senso opposto il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche, pari a 10,4 miliardi, e altri fattori finanziari, tra cui premi e scarti sulle operazioni di emissione o rimborso, rivalutazioni dei titoli legati all’inflazione e movimenti dei cambi, che nel complesso hanno inciso per 0,1 miliardi.

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Centrali in calo, locali in lieve aumento

La componente riferita alle Amministrazioni centrali ha registrato una diminuzione di 6,4 miliardi. Il dato è stato solo in parte controbilanciato dall’incremento di 0,2 miliardi segnato dalle Amministrazioni locali, mentre il debito degli Enti di previdenza non ha subito variazioni.

La durata media residua dei titoli è passata da 7,9 a 7,8 anni. Anche la quota detenuta da Banca d’Italia si è ridotta, scendendo dal 16,6% al 16,4%.


La composizione per i detentori

L’ultimo dato disponibile sulla distribuzione tra i possessori risale a luglio. In quel mese la quota in mano agli investitori non residenti è salita al 36,5%, contro il 36,2% precedente.

Nello stesso periodo è aumentata anche la componente attribuita agli altri residenti, costituita soprattutto da famiglie e imprese non finanziarie: dal 14,6% si è portata al 14,7%.

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