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Economia 2 min di lettura7 ore fa

IA, il lavoro cambia: perché l’esperienza vale più di prima

La paura di diventare professionalmente superati riguarda il 72% dei lavoratori italiani, mentre esperienza e capacità di adattamento acquistano un peso crescente

«La trasformazione in corso sta alimentando anche il timore di non riuscire a seguire il ritmo dell’innovazione», ha osservato Fabio Costantini, senior vice president di Randstad Professional Italia. Secondo il manager, la risposta delle aziende dovrebbe consistere in percorsi di aggiornamento e riqualificazione capaci di convertire l’incertezza in un’occasione di crescita. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale, inoltre, sta rivalutando il contributo dei professionisti più esperti, il cui patrimonio di conoscenze rischia di perdersi con il ricambio del personale.


L’esperienza torna un vantaggio decisivo

La cosiddetta Fobo, cioè la paura di diventare superati, non dipende soprattutto dall’età o dalla dimestichezza con gli strumenti digitali. A pesare maggiormente sono il percorso maturato nel lavoro e la disponibilità individuale ad affrontare il cambiamento.

In questo scenario, la seniorità viene associata a elementi che l’automazione non riesce a replicare facilmente: memoria dell’organizzazione, comprensione del contesto, capacità di valutazione e conoscenza delle situazioni concrete. L’85% dei responsabili delle risorse umane e il 96% dei lavoratori considera infatti i professionisti senior una presenza essenziale.


La Fobo coinvolge tutto il mondo del lavoro

Il fenomeno non riguarda più soltanto il timore di perdere occasioni o relazioni, sintetizzato dall’espressione Fomo. La diffusione dell’intelligenza artificiale ha spostato l’attenzione sulla possibilità di non essere più adeguati alle richieste professionali: la Fobo interessa il 72% dei lavoratori italiani e circa tre organizzazioni su quattro, anche se con livelli diversi in base ai ruoli e ai settori.

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L’IA è già entrata nei processi operativi del 55% delle aziende e del 64% dei lavoratori. La ricerca della divisione Professional Search & Selection di Randstad ha coinvolto 780 dipendenti e 275 responsabili delle risorse umane in tutta Italia, delineando una trasformazione accolta in modo generalmente positivo ma accompagnata da una diffusa esigenza di prepararsi alle nuove competenze.


La mente flessibile serve quanto il sapere

Tra le qualità ritenute più importanti emerge la “prontezza mentale”, intesa come equilibrio tra solidità emotiva e capacità di modificare il proprio approccio. La considera decisiva il 91% dei responsabili del personale, una quota che sale al 98% tra i lavoratori.

Per Fabio Costantini, questa combinazione dovrebbe guidare le politiche aziendali nei prossimi anni. Formare le persone e valorizzare l’esperienza può ridurre il rischio che, insieme all’uscita dal lavoro dei professionisti più anziani, si disperdano competenze e conoscenze costruite nel tempo.

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