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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Hofstätter amplia il vino dealcolato con Blanc de Blancs

La cantina altoatesina lavora sulla categoria dal 2020: clienti più numerosi, ma parte della ristorazione resta prudente

La Tenuta J. Hofstätter ha ampliato la propria linea di vini dealcolati con il Blanc de Blancs Zero Sparkling. La cantina altoatesina ha iniziato a lavorare su questa categoria nel 2020, quando in Italia il prodotto era ancora quasi assente.

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Un pubblico più ampio

Il nuovo spumante sostituisce lo Steinbock Zero Riesling Sparkling. Il Riesling resta presente come vitigno principale, ma viene affiancato dal Müller Thurgau nella nuova composizione.

Secondo Martin Foradori Hofstätter, oggi non esiste un identikit unico dell’acquirente. «Oggi è impossibile identificare un consumatore tipo di vini dealcolati», ha spiegato il titolare della cantina, ricordando che il pubblico comprende appassionati, sportivi, persone attente all’apporto calorico e consumatori intenzionati a ridurre l’alcol.

All’inizio il prodotto veniva associato soprattutto a chi doveva mettersi alla guida. La platea si è poi estesa a chi cerca un’alternativa meno alcolica senza rinunciare a un’esperienza vicina a quella del vino.


Consumi in cambiamento

Il mese del Sober October, iniziativa nata per promuovere 31 giorni senza alcol, offre l’occasione per osservare l’evoluzione del settore. Nei dodici mesi terminati a giugno 2026, nei sei principali mercati europei, la spesa per il vino è diminuita dell’1,5%, mentre quella destinata alle bevande a basso o nullo contenuto alcolico è aumentata del 7,3%, secondo Circana.

Hofstätter ha ricordato che nel 2020 il vino dealcolato non rappresentava una nicchia già riconoscibile, ma una proposta praticamente inesistente. La cantina è arrivata sul mercato nel 2021 con una bollicina a base di Riesling, in una fase in cui anche l’inquadramento normativo italiano non era ancora chiaro.

La dealcolazione non era vietata, ma il carattere allora poco familiare del prodotto rendeva difficile collocarlo con precisione per gli stessi organi di controllo. La scelta, ha raccontato il produttore, nacque dall’osservazione di segnali legati all’evoluzione degli stili di vita più che da una specifica ricerca di mercato.


Ristorazione ancora divisa

La diffusione in Italia rimane contenuta, ma per Foradori Hofstätter una parte del limite dipende dall’atteggiamento di alcuni operatori. Il titolare ritiene che il vino dealcolato venga talvolta valutato sul piano ideologico invece di essere considerato una possibilità commerciale distinta.

Il produttore ha paragonato la situazione alle resistenze che, anni fa, accompagnavano le richieste di piatti vegetariani, vegani o legati a esigenze alimentari particolari. Oggi quelle alternative sono entrate nella proposta ordinaria dei ristoranti; secondo Hofstätter, un percorso simile può riguardare anche le bevande senza alcol.

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Una parte di ristoratori, enoteche e negozi specializzati ha già inserito questi prodotti nella propria offerta e, secondo la cantina, sta ottenendo risultati positivi. La categoria permette di intercettare sia clienti abituali interessati a nuove opzioni sia persone che, in assenza di vini dealcolati, sceglierebbero prodotti esterni al comparto vitivinicolo.

Restano però operatori dell’ospitalità poco disponibili ad accettare il cambiamento. Hofstätter sostiene che il vino dealcolato debba essere presentato come una categoria autonoma, senza un confronto continuo con il vino tradizionale.


Come avviene la dealcolazione

La tecnica adottata dalla cantina utilizza la dealcolazione sotto vuoto. A una pressione di circa 15 millibar, l’alcol evapora tra 25 e 30 gradi, invece di raggiungere gli 78 gradi circa necessari alla pressione atmosferica, e viene separato dal vino a temperatura contenuta.

Nel prodotto finito la presenza alcolica resta sotto lo 0,25% in volume. La base del procedimento non è cambiata, ma l’azienda segnala progressi nei sistemi di estrazione selettiva, che consentono di conservare in misura maggiore aromi e profumi.

Foradori Hofstätter ha inoltre precisato che si tratta di processi fisici, non chimici. Il miglioramento delle apparecchiature, secondo la sua valutazione, sta portando a risultati qualitativi più elevati.


Due proposte destinate a convivere

Il titolare considera l’ingresso nel comparto una delle decisioni commerciali più soddisfacenti prese dalla cantina. La gamma Steinbock Zero rappresenta ora il punto di partenza per un’offerta rinnovata, con il Blanc de Blancs Zero Sparkling al posto della precedente versione a base di Riesling.

Hofstätter non vede una contrapposizione necessaria tra vini tradizionali e dealcolati. La prospettiva indicata è quella di una coesistenza fondata sulla possibilità, per il consumatore, di scegliere di volta in volta la proposta più adatta alle proprie esigenze.

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