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Economia 4 min di lettura4 giorni fa

Giustizia civile, il dubbio resta: quanto durerà il recupero

I tempi dei processi si sono quasi dimezzati, ma una parte decisiva del risultato è arrivata nei primi sei mesi del 2026 e potrebbe non essere strutturale.

La riduzione delle differenze territoriali nei tempi delle Corti d’Appello appare significativa, ma il dato è condizionato soprattutto dai progressi maturati nel 2026. La deviazione standard della durata dei procedimenti è infatti diminuita, con un contributo rilevante del Centro e del Meridione proprio nell’ultima fase del periodo osservato.

Anche nei tribunali persistono divari molto ampi all’interno delle singole macroaree. Nel Sud la distanza tra il foro più lento e quello più rapido raggiunge 767 giorni, tra Vallo della Lucania e Locri; al Nord arriva a 433 giorni, tra Trieste e Rovigo, mentre al Centro è pari a 443 giorni, tra Rieti e Siena.


Il recupero dei tribunali resta diseguale

Il percorso legato al Pnrr si è chiuso il 30 giugno 2026. Per la giustizia civile il traguardo europeo prevedeva una contrazione del 40% del Disposition Time, l’indicatore utilizzato per stimare la durata media dei procedimenti. Il valore complessivo è invece sceso da 2512 giorni nel 2019 a 1251 giorni nella prima metà del 2026, arrivando quindi a una riduzione vicina al 50%.

L’andamento non è stato identico nelle diverse aree del Paese. Nei tribunali, il DT del 2019 era pari a 643 giorni nel Meridione, 511 al Centro e 409 al Nord; nel 2026 i valori risultano molto più ravvicinati: 282 giorni al Sud, 299 al Centro e 305 al Nord.

La convergenza è stata particolarmente marcata nel Meridione, dove il miglioramento è dipeso contemporaneamente dalla diminuzione degli arretrati e dalla crescita delle pratiche chiuse. Anche il Centro ha beneficiato di entrambe le dinamiche, sebbene con variazioni meno intense. Nel Nord, invece, la contrazione del DT è riconducibile all’aumento delle definizioni, senza un analogo calo delle pendenze.


Numeri diversi dietro lo stesso indicatore

Una quota consistente dell’incremento delle cause definite si è concentrata nei primi sei mesi del 2026, soprattutto nel Meridione. L’accelerazione può essere collegata alla necessità di rispettare gli impegni del Pnrr; resta però da verificare se questi livelli di produttività saranno replicabili una volta terminata la fase conclusiva del programma. La riduzione delle cause ancora aperte, al contrario, si è sviluppata in modo più progressivo.

Il medesimo DT nasconde carichi di lavoro molto differenti. Nel Meridione si contano 561.926 procedimenti pendenti e 726.255 definiti; al Nord i valori scendono rispettivamente a 281.539 e 337.298, mentre al Centro si fermano a 207.281 pendenze e 253.042 definizioni.

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La diminuzione della dispersione dei tempi tra tutti i tribunali italiani conferma comunque un avvicinamento tra le aree. Rispetto al 2019, tuttavia, questo risultato deriva interamente dal miglioramento registrato nella parte finale del periodo, elemento che rende meno solida la valutazione sulla stabilità del cambiamento.


Per le Corti il quadro cambia ancora

Nel secondo grado, la situazione iniziale era diversa: nel 2019 il Centro registrava un DT di 833 giorni, seguito dal Meridione con 675 e dal Nord con 465. Nel 2026 le tre aree si sono avvicinate; Centro e Sud mostrano valori comparabili, mentre il Nord conserva tempi più contenuti ma meno distanti da quelli delle altre macroregioni.

A sostenere il miglioramento delle Corti d’Appello è stata soprattutto la diminuzione costante dei procedimenti pendenti. Le cause definite sono aumentate in misura apprezzabile soltanto al Centro, sono rimaste quasi invariate nel Meridione e hanno segnato una flessione al Nord. Senza il picco di attività dei primi sei mesi del 2026, il numero dei procedimenti chiusi sarebbe diminuito in tutte le aree.

I valori finali simili tra Centro e Meridione non indicano però carichi analoghi: il Sud continua a presentare quantità di pendenze e definizioni nettamente superiori. Per leggere correttamente il risultato, quindi, non basta osservare il solo rapporto che determina il Disposition Time.

Il sistema monitorato comprende 140 tribunali ordinari, distribuiti tra 26 distretti di Corte d’Appello, oltre ai 26 distretti e alle 3 sezioni distaccate del secondo grado. La Corte di Cassazione, unico presidio del terzo grado e con sede a Roma, non rientra nel confronto territoriale tra uffici.

Nel complesso nazionale, il DT della Cassazione è passato da 1302 giorni nel 2019 a 608 nel primo semestre del 2026, con un calo del 53,3%. Nei tribunali la riduzione è stata del 47,6%, da 556 a 291 giorni, mentre nelle Corti d’Appello il valore è sceso da 654 a 352 giorni, pari al 46,2%.

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