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Economia 2 min di lettura55 min fa

Gasolio a 1,17 euro: Pescara prepara una protesta più dura

Le barche restano in banchina contro il caro carburante, mentre la marineria chiede aiuti realmente utilizzabili e avverte sui rischi per l’intera economia cittadina.

Il costo del carburante ha fermato l’attività della marineria pescarese. Oggi tutti i pescherecci sono rimasti ormeggiati nel porto, in una protesta che potrebbe trasformarsi in una mobilitazione più ampia se dal governo non arriveranno risposte alle richieste del comparto.

La categoria si è riunita in banchina e attende l’arrivo di Emanuele Imprudente, assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca e vicepresidente della Giunta d’Abruzzo. L’incontro servirà a valutare i prossimi passi, dopo l’avvio della protesta nel vicino Molise.

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Il fermo può diventare sciopero

Doriano Camplone, presidente dell’Associazione Pesca Professionale “Mimmo Grosso”, ha spiegato che l’iniziativa non rappresenta ancora il livello massimo della protesta. «Siamo pronti a passare da un fermo pacifico a scioperi più importanti», ha avvertito, collegando l’eventuale escalation all’assenza di risposte concrete da parte dell’esecutivo.

La marineria pescarese aderisce alla mobilitazione che coinvolge 43 marinerie italiane. Il documento comune, sottoscritto anche dagli operatori locali, è stato trasmesso al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e contiene le richieste del settore per affrontare l’aumento dei costi.

Secondo Camplone, il ministero ha adottato provvedimenti per fronteggiare l’emergenza carburante, ma le misure non si sarebbero tradotte finora in un sostegno effettivo per imprese ed equipaggi. I bandi regionali legati al credito d’imposta sono stati pubblicati, ma gli operatori lamentano di trovarsi ancora alle prese soltanto con perdite e passività.

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Una crisi che va oltre i pescherecci

A Pescara il prezzo del gasolio ha raggiunto 1,17 euro al litro. Il dato pesa soprattutto sulle 45 imbarcazioni a strascico della marineria, considerate le più esposte perché richiedono consumi elevati di carburante; su queste barche lavorano complessivamente 150 persone.

Il sistema, però, comprende anche piccola pesca e vongolari. Attorno alle attività in mare ruotano inoltre i cantieri, gli addetti alla preparazione delle attrezzature, le cooperative di facchinaggio e numerosi nuclei familiari che dipendono da questo lavoro.

L’effetto della crisi si estende quindi alla filiera e all’indotto, dal commercio alla ristorazione. «La pesca è il settore su cui si regge l’economia della città, è l’unica categoria di produzione primaria», ha sostenuto Camplone, chiedendo interventi che proteggano il comparto non soltanto sul piano economico, ma anche su quello culturale.

Il presidente dell’associazione ha infine sottolineato la differenza rispetto ad agricoltori e autotrasportatori: per i pescatori, finora, ci sarebbe stata soltanto la promessa di esaminare le richieste. Il fermo di oggi vuole dunque rappresentare un segnale preciso: senza provvedimenti considerati concreti, la protesta potrebbe assumere forme più incisive.

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