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Economia 1 min di lettura22 min fa

Frequenze senza canone dal 2029: la svolta chiesta dalle Tlc

Asstel propone al governo sei interventi per rilanciare il settore, dagli investimenti dei colossi digitali agli aiuti sui consumi energetici e alle fusioni

Il settore delle telecomunicazioni prova a cambiare passo e indica nel 2029 una possibile data di svolta: da allora gli operatori chiedono di poter utilizzare le frequenze senza sostenerne il costo. La proposta arriva insieme a un pacchetto di sei richieste rivolte al governo, in un comparto che Asstel descrive come fortemente indebolito.

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Un settore che ha perso 13 miliardi

L’associazione di Confindustria segnala che nell’arco di quindici anni i ricavi delle telecomunicazioni si sono ridotti di 13 miliardi. Una contrazione che, secondo la rappresentanza degli operatori, rende necessario intervenire sulle condizioni economiche e regolatorie del mercato.

Tra le misure indicate compare anche un contributo dei grandi gruppi digitali agli investimenti necessari per potenziare le reti. La richiesta punta quindi a distribuire in modo più ampio il peso finanziario dello sviluppo delle infrastrutture di comunicazione.

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Le altre richieste al governo

Asstel sollecita inoltre una riduzione degli oneri legati alla bolletta elettrica, voce particolarmente rilevante per le aziende del comparto. L’associazione chiede anche norme più favorevoli alle operazioni di fusione tra operatori, così da rendere più semplice il consolidamento del mercato.

Nel pacchetto rientra infine la proposta di aumentare ulteriormente i limiti elettromagnetici, con l’obiettivo di accompagnare l’espansione delle reti 5G. Sul tema dei costi per l’accesso alle frequenze è intervenuto anche il ministro Adolfo Urso, secondo cui «in passato lo Stato ha preteso troppo», aprendo alla discussione sulla revisione dell’attuale impostazione.

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