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Economia 2 min di lettura49 min fa

Film italiani, il vero successo arriva dopo: i numeri che cambiano tutto

La sala resta decisiva, ma televisione e piattaforme ampliano la vita dei titoli: le visioni a pagamento dei film italiani arrivano quasi a moltiplicare per diciannove ogni ingresso.

La sorte di un film non si decide tutta nei giorni della programmazione cinematografica. «La sala e il servizio streaming sono due tappe dello stesso percorso», ha osservato Francesco Magini di Disney+, mentre il passaggio tra grande schermo e piattaforme viene sempre più considerato parte dello stesso ciclo di consumo.

Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, ha parlato di un superamento delle tensioni iniziali tra esercenti e servizi digitali. La sala, ha spiegato, resta il riferimento principale, ma la prima disponibilità a pagamento può contribuire alla sostenibilità economica e completare il finanziamento di un’opera.

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La sala non è più l’unico metro

Anche i dati raccolti da Anica invitano a non fermarsi agli incassi cinematografici. Alessandro Usai, presidente dell’associazione, ha definito limitante valutare un titolo soltanto attraverso il risultato ottenuto al botteghino: i film più capaci di attirare pubblico in sala tendono a mantenere attenzione anche nelle visioni successive.

Per Margherita Amedei di Sky Italia, il cinema continua ad avere un ruolo essenziale perché contribuisce a determinare il valore dei film. Tinny Andreatta, vicepresidente per i contenuti italiani di Netflix, ha invece sottolineato che il 70% delle visioni a pagamento proviene da persone che frequentano anche le sale: i due circuiti, dunque, non vengono descritti come alternativi.


Pubblico presente, ma meno frequente

La ricerca «Sala e salotto», realizzata da Ergo Research per Anica e presentata al Mia, fotografa una partecipazione numericamente stabile ma caratterizzata da meno uscite individuali. Tra gennaio 2025 e giugno 2026 il cinema ha raggiunto 29,6 milioni di persone, quasi lo stesso dato dei 29,5 milioni registrati nei diciotto mesi compresi tra gennaio 2018 e giugno 2019.

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Il numero complessivo degli ingressi è però passato da 134 a 109 milioni, con una perdita di 25 milioni di biglietti, pari al 19%. In media, ciascun cliente ha acquistato 3,7 biglietti invece dei precedenti 4,5. Gli under 35 rappresentano il 31% della popolazione, ma generano il 56% degli ingressi.


La seconda corsa dei titoli italiani

Considerando tutte le modalità di visione, ogni italiano guarda mediamente 91 film all’anno. Il 62% dei consumi avviene attraverso offerte gratuite, mentre un monitoraggio condotto dal 21 maggio al 17 giugno ha stimato 32,5 milioni di visioni complete sulle proposte a pagamento a fronte di 4,2 milioni di ingressi in sala.

Il rapporto sfiora quindi otto visioni successive per ogni biglietto acquistato; nel caso delle produzioni italiane arriva quasi a diciannove. Il dato più significativo riguarda la provenienza dei titoli: il 92% delle visioni a pagamento di film italiani recenti è riconducibile a opere già passate dal cinema.

«Deve essere chiaro a tutti: i film non nascono e muoiono nelle sale», ha dichiarato Lucia Borgonzoni, sottosegretaria al Ministero della Cultura. La frase riassume il cambiamento in corso: la sala conserva un peso centrale, ma il percorso del film prosegue sugli schermi domestici e negli abbonamenti, spesso con una durata molto più ampia di quella suggerita dai soli biglietti venduti.

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