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Economia 2 min di lettura2 ore fa

Ferretti, Anastassov esclude la produzione di yacht in Cina

L’amministratore delegato annuncia una struttura più snella e difende il ruolo del management rispetto agli azionisti

Ferretti non trasferirà in Cina la costruzione dei suoi yacht. Lo ha ribadito l’amministratore delegato Stassi Anastassov, intervenuto con due lettere rivolte ai dirigenti e ai dipendenti.

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La nuova organizzazione interna

Anastassov ha collegato l’uscita di quattro manager — Niccolò Pallesi, Matteo Cecada, Enrico Sgarbi e Margherita Sacerdoti — a una revisione già programmata dell’assetto aziendale. Secondo l’amministratore delegato, alcune posizioni sono state eliminate nell’ambito di un piano definito, senza legare gli avvicendamenti a una crisi del gruppo.

L’obiettivo dichiarato è ridurre i passaggi decisionali e assegnare maggiori responsabilità alle singole persone. Nelle comunicazioni interne, Anastassov ha indicato la necessità di superare una struttura con troppi livelli gerarchici e autorizzazioni, che avrebbe rallentato l’attuazione delle idee.

La riorganizzazione riguarda anche le principali funzioni operative. Ferretti sta potenziando vendite, marketing e assistenza post-vendita, con particolare attenzione agli Stati Uniti, al Medio Oriente e all’Asia. Sono inoltre previsti interventi su acquisti, finanza, sistemi aziendali e controlli interni.


La produzione resta in Italia

Sul futuro dei cantieri, la posizione dell’amministratore delegato è netta: «Non esiste alcun piano per trasferire in Cina la produzione degli yacht Ferretti». Anastassov ha confermato il riferimento a design, competenze artigianali e fabbricazione italiana.

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Tra gli investimenti citati c’è quello di Ancona, dove i cantieri hanno ricevuto l’autorizzazione ad aumentare la capacità per i superyacht, passando da 90 a 100 metri. L’ampliamento dovrebbe offrire più spazio produttivo e nuove occasioni di lavoro anche per i fornitori italiani.


Azionisti e decisioni strategiche

Anastassov ha spiegato che il consiglio di amministrazione definisce la direzione della società, mentre il gruppo dirigente ne cura la gestione nell’interesse dell’impresa e di tutti gli azionisti. Weichai possiede circa il 39,5% del capitale, Kkcg circa il 23,2%, mentre la quota restante è nelle mani degli azionisti di minoranza.

Rispondendo alle tensioni tra i soci, l’amministratore delegato ha escluso che le loro divergenze possano determinare la strategia industriale: «Io rispondo al Consiglio, non a un singolo azionista». Ha inoltre motivato la scelta di non procedere con l’operazione Tisg spiegando che ogni acquisizione deve essere valutata in base a strategia, marchi, prezzo, rischi, rendimento economico e persone coinvolte.

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