Fabbriche o bonus? La sfida di De Palma al governo
Il segretario della Fiom chiede una politica industriale stabile, con investimenti produttivi e un piano per Electrolux, ex Ilva e automotive.
La prossima manovra, secondo Michele De Palma, non dovrebbe inseguire il consenso immediato ma affrontare le difficoltà del sistema produttivo. Il segretario della Fiom-Cgil chiede meno pressione fiscale sui salari, sostegno alla domanda interna e interventi contro il caro carburanti, che pesa soprattutto su chi raggiunge ogni giorno lo stabilimento in automobile.
«Il lavoro industriale deve tornare al centro», ha affermato De Palma, indicando nella riduzione delle tasse sulle retribuzioni e nel rilancio dei consumi due priorità per il governo. A suo giudizio, servono misure strutturali e non una legge di bilancio costruita in funzione elettorale.
L’automotive rischia un effetto domino
La crisi del settore automobilistico non riguarda soltanto la Germania. In Italia, ha osservato il dirigente sindacale, l’assenza di licenziamenti diffusi è legata soprattutto al ricorso agli ammortizzatori sociali. La situazione di Stellantis viene descritta come particolarmente critica: oggi, secondo De Palma, il gruppo ricorre più alla cassa integrazione di quanto produca automobili.
Le conseguenze potrebbero estendersi a tutta la catena europea della componentistica. Una ristrutturazione di grandi dimensioni nell’industria tedesca avrebbe infatti ripercussioni anche sulle imprese italiane collegate. Per questo i sindacati europei stanno preparando una manifestazione destinata a sollecitare l’Unione europea su una nuova strategia industriale.
Electrolux, il negoziato resta aperto
Nel confronto su Electrolux, il punto di partenza è cambiato: l’azienda ha rinunciato ai licenziamenti unilaterali e ha accettato di discutere con le organizzazioni sindacali. Il piano iniziale prevedeva oltre 1.700 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi senza un percorso condiviso.
Per la Fiom, però, la revoca dei licenziamenti non basta. Le eventuali uscite dovranno essere volontarie, sostenute da incentivi e distribuite nell’arco di tre anni, evitando soluzioni traumatiche. La trattativa dovrà anche garantire la permanenza dei siti produttivi, rafforzare la manifattura e mantenere in Italia le attività di ricerca e sviluppo.
L’azienda ha messo sul tavolo 90 milioni di euro, ma il sindacato vuole conoscere la destinazione precisa delle risorse e i risultati attesi. La maggiore incognita riguarda Cerreto d’Esi: prima di parlare di continuità produttiva, bisognerà verificare identità, solidità e affidabilità degli eventuali soggetti interessati.
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Anche sul possibile intervento pubblico De Palma invita a cambiare priorità. Il bonus per l’acquisto di elettrodomestici può essere adottato, ma, se i fondi disponibili sono limitati, sarebbe preferibile destinarli a investimenti, produzione e occupazione. Il sindacato propone inoltre un programma di rigenerazione del lavoro, con sostegni per chi lascia l’azienda e incentivi all’ingresso dei giovani.
Taranto attende un piano industriale
Sul futuro dell’ex Ilva incombe la decisione della Corte di Cassazione, attesa il 20 ottobre, dopo una nuova sentenza che impone la chiusura dell’area a caldo. De Palma sollecita il governo a definire subito una strategia straordinaria, così da non arrivare a quella scadenza senza strumenti per fermare i licenziamenti e mantenere in funzione il complesso industriale.
La proposta della Fiom prevede l’avvio dei progetti per l’impianto destinato al preridotto, il Dri, e per i forni elettrici. Nella fase intermedia, l’acquisto delle bramme dovrebbe consentire di proseguire le lavorazioni a freddo; ogni ritardo, ha spiegato il sindacalista, prolungherebbe il ricorso alla cassa integrazione.
Un ruolo pubblico per l’acciaieria
De Palma considera ormai poco credibile l’attesa di un investitore privato capace di rilevare l’intero impianto e realizzare il programma di rilancio. La ricerca di un compratore dura da due anni e, secondo il segretario della Fiom, un operatore realmente pronto a intervenire avrebbe già presentato il proprio piano.
La soluzione indicata prende spunto dal salvataggio di Alitalia: una società pubblica dovrebbe acquisire gli impianti, guidare la decarbonizzazione e proteggere l’occupazione. L’ingresso dei privati potrebbe avvenire in un secondo momento, quando il percorso industriale sarà già definito.
Per i dipendenti che non troveranno posto nella transizione, il sindacato chiede uscite incentivate, prepensionamenti e un progetto di reindustrializzazione. De Palma propone inoltre che Giorgia Meloni convochi le grandi aziende partecipate dallo Stato: alcune di queste dispongono di commesse e potrebbero insediarsi a Taranto, creando nuove opportunità per la ricollocazione dei lavoratori.
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