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Economia 2 min di lettura14 ott

Ex Ilva, la protesta entra in Prefettura: il nodo dello stabilimento

Dopo tre giorni di sciopero, decine di lavoratori hanno occupato gli uffici genovesi chiedendo garanzie su produzione, occupazione e futuro di Cornigliano.

La mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva di Genova ha raggiunto un nuovo livello: alcune decine di operai sono entrate nella Prefettura e hanno annunciato l’intenzione di trascorrervi la notte. La protesta nasce dall’assenza di garanzie sulla continuità dello stabilimento di Cornigliano, mentre lo sciopero prosegue da tre giorni.

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Gli operai restano dentro la Prefettura

I manifestanti hanno lasciato temporaneamente il presidio allestito in largo Eros Lanfranco e si sono diretti nell’edificio del governo. Una parte si è sistemata nell’atrio, mentre altri lavoratori hanno raggiunto il secondo piano, facendo rumore con i caschi e scandendo lo slogan a difesa dell’impianto genovese.

La scelta dell’occupazione viene presentata come un ulteriore segnale rivolto all’esecutivo. I dipendenti chiedono indicazioni precise sul mantenimento delle attività e dei posti di lavoro a Genova Cornigliano, in un quadro che coinvolge anche gli altri stabilimenti del gruppo. La Fiom segnala una tensione crescente dopo le iniziative organizzate a Genova e Taranto.


Sindacati: serve un piano per la transizione

Michele De Palma, segretario generale della Fiom, ha chiesto la ripresa immediata del confronto istituzionale. Secondo il sindacato, le misure per estendere la cassa integrazione ai dipendenti e all’indotto rappresentano un passaggio necessario, ma non risolvono da sole il problema: servono anche tempi certi, uscite volontarie e un piano sociale condiviso.

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La richiesta riguarda la continuità produttiva e occupazionale delle lavorazioni non interessate dal fermo giudiziario a Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi. De Palma ha inoltre sollecitato un incontro con lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali sia a Palazzo Chigi sia in Parlamento, sostenendo che esistono proposte già definite e applicabili.


La gara lascia aperta la separazione

Al centro della vicenda c’è anche l’assetto futuro degli impianti. Al question time alla Camera, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha spiegato che la possibilità di dividere gli stabilimenti del Nord da quello di Taranto era già contemplata nell’aggiornamento della procedura di gara.

Urso ha però precisato che, al momento, nessun soggetto ha presentato un’offerta vincolante per l’intera area settentrionale separata da Taranto. Alcuni gruppi hanno manifestato interesse per tutto il complesso produttivo, mentre altri hanno guardato a singoli impianti. La fase negoziale resterà aperta fino al 9 novembre, termine entro il quale dovranno essere depositate le proposte vincolanti, ma il ministro ha chiarito che finora non è arrivata una candidatura specifica per l’area Nord.

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